Regole base di videoscrittura

snoopyCome spesso ho avuto modo di raccontare, l’utilizzo del computer in classe o in laboratorio è, spesso, finalizzato al recupero, sostegno o sviluppo di competenze in tutti gli ambiti disciplinari. In ogni desktop della scuola ho, infatti, installato il software della Maestra Ivana (di cui abbiamo, ampiamente, parlato nei post precedenti), i software didattici sviluppati dall’IPRASE di Trento (particolarmente curati nell’interfaccia grafica) e il pacchetto ‘Pc in tasca’ (una divertente raccolta di programmi didattici che può essere utilizzato anche con la sola drive pen, senza bisogno di installazione). Una buona parte della programmazione è stata, comunque, dedicata allo sviluppo delle competenze nella videoscrittura.

“Oggi, bambini, andremo nel laboratorio di informatica a scrivere una breve storia: dovrete ricopiare l’inizio di Pinocchio, racconto che conoscete molto bene…”

“Evviva, maestro, scriveremo con la tastiera!”; “Io, maestro, sto sempre attento a fare un solo spazio tra una parola e l’altra!”; “Io, invece, mi ricordo bene che ci hai insegnato che le vocali con l’accento si trovano nella parte a destra della tastiera e che non c’è bisogno di farci il baffetto, perché c’è già!”; “Conosciamo anche il tasto per cancellare e per andare a capo!”; “Anche il maiuscolo ci hai insegnato!”

“Giusto, bambini, però oggi dovremo imparare altre piccole regole che, spesso, gli stessi adulti sbagliano: sapete bene che nei testi ci sono, ogni tanto, dei segnetti di pausa e di respiro: la virgola e il punto … ma possiamo trovare anche altri segni, come i due punti, il punto e virgola … spesso ci capita anche di trovare, in fondo alle frasi, un segno di domanda o un punto con una barretta sopra: il punto esclamativo!”

“Sì, maestro, li conosciamo: quando c’è la virgola si fa una pausetta; quando c’è il punto un bel respiro!”

“Giusto: quando si scrive, occorre, però, tenere a mente questa regola, ovvero che virgola, punto, punto e virgola, due punti, punto interrogativo e punto esclamativo non vogliono lo spazio prima, ma solamente dopo! Pensate che è come se stessero attaccati alla parolina che viene prima, a sinistra!”

Spesso gli errori di videoscrittura sono gli spazi, che generano problemi di formattazione crescenti con la complessità dei lavori: ho sempre insistito perché vi fosse accuratezza nello scrivere, tenendo a mente queste regole di base.

“Maestro, anche qui c’è un segnetto, una virgola che sta in alto …”

“Quello si chiama apostrofo e, a differenza della virgola e dei suoi amici, non vuole spazio né a destra né a sinistra, ma vuole stare attaccato alla parolina che lo precede a quella che segue!”

Una mano gigante!

dr_global_3d_space_popupQuesta mattina, in classe prima, ci siamo divertiti a giocare con la prospettiva ed il rapporto tra distanza e grandezza.

“Dal disegno che potete osservare sul libro, bambini, secondo voi, rispetto al cane, la casa è vicina o lontana? E la palla? Le montagne?”

Come spesso accade, siamo partiti da una semplice attività proposta dal sussidiario per imparare i concetti dello spazio ‘vicino’ e ‘lontano’ per arrivare, poi, a giocare con la prospettiva.

“Cosa vi fa pensare che le montagne siano lontane? E la palla?”

“Sono lontane … perché … sono distanti!”; “E’ la stessa cosa, distanti e lontane! La palla è vicina al bambino perché è della grandezza giusta, mentre le montagne sono lontane perché … sono grandissime ma sembrano piccole …”

“Bravissima! Hai proprio ragione: provate a cercare nel disegno altri elementi che nella realtà sono grandi, ma che voi vedete disegnati piccoli o piccolissimi.”

“Il paese è lontano perché è piccolo ma è grande, in verità!”; “Il Sole è disegnato piccolo come un pallino, ma in realtà è più grande del mondo!”; “L’albero è vicino perché è alto più o meno il doppio del bambino, come nella realtà!”

A questo punto ho proposto ai bambini alcuni giochi di prospettiva per far comprendere appieno la relazione tra distanza e grandezza.

“Prendete una matita e tenetela, con le mani, alla massima distanza da voi stessi … tenetela in verticale … adesso copritevi un occhio e cercate di ‘appoggiare’ la matita alla base del muro … dove vedete arrivare la punta?”

“La mia matita ha la punta a metà lavagna…”; “Anche la mia!”; “La mia punta è un po’ più bassa…”

“Ottimo! Adesso avvicinate la matita al vostro viso e, quando siete distanti pochi centimetri fate lo stesso gioco: fate finta di ‘appoggiare’ la matita al pavimento…”

“Maestro: è altissima! E’ arrivata al soffitto!”; “Anche la mia adesso si è ingigantita!”

Per finire il gioco, ho proposto un’attività semplice, ma estremamente divertente: ho scattato delle foto tenendo il mio braccio e la mia mano in primo piano e inquadrando i bambini creando una prospettiva tale da farli sembrare dei nanetti afferrati dalla mano di un gigante. Poi abbiamo guardato insieme le foto.

“Ah ah! Maestro, sembra che mi strozzi!”; “In questa foto, invece, mi tieni la testa con il pollice e l’indice come se la testa fosse una biglia!”, “Maestro, per favore, mettici queste foto nella pennina, poi!”

Il gatto con gli stivali

lafiaba_lanostraversione_ilgattoconglistivaliOggi abbiamo iniziato a lavorare, in classe prima, al terzo disegno animato, che dovrebbe realizzarsi entro la fine di maggio.

“Quale storia, tra quelle che vi ho proposto ieri, avete scelto, insieme alla maestra Daniela?”

“Il gatto con gli stivali!” rispondono, in coro, i bambini.

Speravo sinceramente che scegliessero questa storia. Esistono molteplici varianti del gatto con gli stivali: non ultimi gli adattamenti cinematografici che hanno, evidentemente, stravolto la trama originale del racconto. La versione che ho proposto ai bambini è di Charles Perrault. Nella fiaba si incontrano elementi di fantasia (il gatto parlante), di terrore (l’orco che si trasforma in leone e topolino), di ingiustizia (l’eredità divisa in maniera iniqua dal padre morente), ma anche una classica vena di romanticismo (l’innamoramento del Principe di Karabà e la principessa, nel corso del viaggio in carrozza) e, soprattutto, l’astuzia e l’intelligenza del gatto che sembrava, in un primo tempo, non avesse alcun valore.

“Nella prima scena, maestro, ho disegnato il ragazzo triste, perché ha avuto in eredità il gatto!”; “Anch’io: non sa che farne. Se lo mangia, una volta digerito, non gli rimane più nulla!”; “Solo la pelle, per farci una sciarpa, magari: che impressione!”

Nella seconda scena entra in gioco la fantasia, con l’ingresso dell’animale parlante e poi antropomorfo, che si vestirà con stivali, cappello piumato, segno di eleganza.

“Certo, maestro, che strano che il ragazzo faccia tutto quello che gli dice il gatto acciambellato sulla sedia!”; “E’ vero: prima si domanda chi possa essere a parlare, poi non si fa problemi ad accogliere le richieste strampalate del gatto parlante!”

Nelle prossime settimane proseguiremo con la storia, che si svilupperà, verosimilmente, in una quindicina di sequenze complessive.

Tipografia in classe!

libroQuesta mattina abbiamo realizzato, insieme ai bambini, il secondo libretto della piccola ‘casa editrice classe prima’. Il primo numero della nostra piccola collana editoriale, ‘Storie delle stagioni’ è piaciuto al punto tale che abbiamo deciso di stampare subito un secondo numero.

“Maestro, perché non scriviamo un libro su di noi?!”

“Effettivamente, le pagine del mini libretto sono 16: una per la copertina e 15 per ciascuno di voi …  sarebbe perfetto!” rispondo io.

Abbiamo, quindi, iniziato a lavorare alla pubblicazione: ho consegnato ai bambini un piccolo foglio di carta (un quarto di A4), invitandoli a raccontare, liberamente, alcune notizie di se stessi: cosa piace o non piace, come sono fatti, se fanno sport, se hanno animali, ecc… Ho, inoltre, consegnato un foglietto ancora più piccolo (un ottavo di A4) in cui ciascuno poteva disegnare se stesso.

“Adesso che avete scritto la vostra paginetta, scriveremo al computer il testo della vostra piccola storia, dopodiché andremo nell’aula informatica, dove abbiamo lo scanner, e inseriremo i vostri disegni nel testo”.

In poco meno di un’ora abbiamo scritto, scannerizzato e impaginato il nostro secondo opuscolo: un libretto realizzato in un foglio A4 stampato fronte/retro, con le dimensioni di pagina di 7,5 per 10,5 centimetri.

Tuxpaint …ma non solo

1J9F2NCACBXFTRCAHXEBDKCA0ZZ6T1CA9FDMY3CAJ5K1WWCAPWES8NCA5V8GFTCAUF1KZ0CA03VDRGCAEWSJLDCA8KXWQ7CAH1ME5GCABUUIA7CAZHF5NFCA3S4BZPCAN6951HCA0366A3CA0QQNF6In classe prima abbiamo, ormai da alcuni mesi, installato 4 pc desktop utilizzabili dai bambini nei momenti di recupero, approfondimento o, semplicemente, di svago. Si tratta di pc donati dalle famiglie o recuperati all’uso con, preinstallati, software didattici di libero utilizzo: come già ho avuto modo di raccontare, credo che l’uso della piattaforma informatica debba diventare, sempre di più, uno strumento ordinario nella didattica della classe. Non serve portare una volta alla settimana i bambini in un laboratorio di informatica in cui potranno acquisire competenze settoriali, spesso svincolate dal lavoro nella classe. Avere libero utilizzo di un pc in classe permette, invece, un utilizzo funzionale, specifico e mirato.

“Bravissimo: hai terminato il lavoro. Adesso prova a lavorare con questo programmino didattico sulle stagioni …”

In questo caso, un bambino particolarmente veloce e attivo, può avere la possibilità di implementare le proprie esperienze sperimentando tecniche e abilità superiori: ricordiamoci che, spesso, le eccellenze che sono, pur, presenti, nei gruppi classe, non hanno modo di esprimere le proprie potenzialità.

“Non preoccuparti se non ti riesce l’esercizio: vieni qui al computer e prova a giocare con questo software didattico sui mesi dell’anno …”

In questo secondo caso, invece, un bambino in difficoltà ha la possibilità, utilizzando una piattaforma pre strutturata, di rispondere alle richieste senza dover mediare con il foglio del quadernone: proporre esercizi mirati in un training programmato senza troppe sovrastrutture può risultare estremamente utile per il recupero delle competenze.

“… bravissima! Hai finito tutto il lavoro con precisione. Se vuoi puoi giocare con Tuxpaint e realizzare i disegni che preferisci utilizzando gli strumenti che abbiamo imparato a usare nella LIM ed altri che puoi scoprire!”

In questo terzo caso, infine, il pc può diventare un semplice strumento di passatempo in cui, senza troppi obiettivi e sovrastrutture, si lascia il bambino libero di creare un elaborato sperimentando la piattaforma di editing del disegno: una valida alternativa al disegno libero foglio/matita.

Puoi scaricare Tux Paint qui: http://www.tuxpaint.org/download/?lang=it

Osserviamo le stagioni

Nx500xle-4-stagioni-t6435.jpg.pagespeed.ic.uPi17vZF__In questi giorni stiamo lavorando sulla ciclicità delle stagioni: tra le altre cose abbiamo realizzato un piccolo libretto ed abbiamo osservato e descritto alcune scene illustrate reperite sulla rete. Aiutati dal maxischermo della LIM abbiamo, quindi, scritto le osservazioni di tutti i bambini.

La primavera.

“In questa scena siamo in primavera”; “ Si capisce perché il bambino raccoglie un mazzolino di fiori e c’è un trattore che lavora i campi per la semina”; “ Gli uccelli volano in cielo e tornano dai paesi caldi!”; “Gli alberi hanno messo la chioma e sono verdi”; “E poi il bambino è vestito con pantaloncini lunghi e maglietta a maniche corte. Fa calduccio!”.

L’estate

“Adesso siamo in estate. Si capisce dai fiori, dal sole che è splendente e caldissimo!”; “Il bambino è vestito con pantaloncini corti e maglietta a maniche corte”; “Si vede anche che nei campi è cresciuto il grano che sta diventando giallo oro. Gli alberi sono pieni di foglie”.

L’autunno

“Il bambino in questa scena indossa un cappottino e una sciarpa e pantaloni lunghi”; “Cadono le foglie dagli alberi e sono trasportate dal vento”; “Nei campi viene mietuto il grano!”; “Inizia ad essere più freddo. Il cielo è grigio e pieno di nuvole”.

L’inverno

“Il bambino indossa un cappotto e una papala. Porta nella mano la slitta da neve”; “ In fondo, vicino alla casa, si vede un pupazzo di neve”; “Fa freddo e si capisce anche perché è tutto coperto di neve, dalla bocca del bambino escono delle ‘nuvolette’ di fiato e dal camino esce tanto fumo: hanno acceso il caminetto!”.

Un volo virtuale

earth“Vi ricordate, bambini, la vista dall’alto?”

“Sì, maestro! avevamo fatto le fotografie alle nostre teste e agli oggetti della classe!”; “… il cestino rotondo, il banco rettangolare, e tanti altri oggetti!”; “Poi, maestro, abbiamo visto le automobili fotografate dall’alto!”; “… abbiamo anche fatto la piantina della classe vista dall’alto appiccicando i ritaglini con le forme di tutti i mobili!”.

“Giusto, bambini, oggi proveremo, invece, ad alzarci ancora più in alto, fin sopra la scuola ed il paesino di Giovi, come se fossimo in elicottero!”

Questo pomeriggio, in aula LIM, abbiamo giocato con Google Earth ( http://www.google.it/intl/it/earth/index.html ) per ampliare la rappresentazione della vista dall’alto, utilizzando le immagini aeree e satellitari del programma. Inizialmente ho fatto una panoramica sul Colosseo, poiché la qualità di definizione e la funzione di visione tridimensionale di quell’area risulta particolarmente elevata. La percezione di avvicinamento ed allontanamento dal suolo è, inoltre,  direttamente percepibile ed amplificata dalla visione del maxi schermo. I bambini hanno, facilmente, riconosciuto gli elementi antropici (strade, auto, edifici, ecc…) e naturali (alberi, corsi d’acqua, ecc…). A questo punto ci siamo spostati sulle coordinate del paesino di Giovi.

“Ci sono, bambini, elementi che riuscite a riconoscere, del territorio?”

“Io riconosco il campo sportivo: è a forma di rettangolo verde!”; “Poco sopra c’è il parchino dove vado a giocare, lo riconosco dalla pista di pattinaggio. Poi, gli alberi, visti dall’alto, sono dei cerchietti verdi!”; “Questa striscia scura, secondo me è il fiume Arno!”; Questa grigia è, invece, la strada …”.

Mentre i bambini indicavano i vari punti di riferimento, io annotavo, su schermo, con l’ausilio della funzoione penna della LIM, ogni osservazione.

“Provate a cercare la scuola: vi ricordo che abbiamo un ampio giardino con alcuni alberi …”

“… eccola qui, maestro, la riconosco perché accanto c’è anche un’altra casina dove c’è il dentista!”

A quel punto, ho aggiunto alcuni punti di riferimento (la stazione, l’alimentari, la chiesa) e i bambini sono riusciti ad individuare le proprie abitazioni.

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