Strategie di mercato

normal_new_mercatoIn classe quinta ci siamo nuovamente trovati a discutere di microeconomia, marketing e strategie di mercato. L’argomento della compravendita ha, infatti, permesso ai ragazzi di sviluppare interessanti ragionamenti sul significato dei termini spesa, ricavo, guadagno e perdita.

“Maestro, secondo me, quando un supermercato fa un’offerta di sconto, riduce sicuramente il suo margine di guadagno, ma attira il cliente, che poi comprerà anche altri prodotti a prezzo pieno!”; “Anche secondo me il sottocosto non è solo un modo per eliminare oggetti dal magazzino, ma anche per attirare clienti: io, per esempio, ho comprato una televisione in offerta. In questo modo sono entrato nel negozio ed ho potuto, così, vedere anche altri prodotti. Alla fine, oltre alla tv ho comprato dei cavi e, probabilmente, tornerò a comprare un lettore blue ray e dei dvd…”

È affascinante ascoltare i ragazzi trovare le soluzioni e argomentare in maniera non meccanica. Con l’occasione, abbiamo riguardato il significato della moneta e del denaro come strumento di scambio convenzionale.

“… il denaro, la moneta, ragazzi, è stato introdotto, migliaia di anni fa per gestire scambi di beni e servizi che non potevano essere fatti con il baratto. Oggi esistono, nel Mondo, centinaia di monete. Voi conoscete bene l’Euro e il Dollaro. Se qualcuno vi chiedesse di comprare il vostro portatile usato per 500 dollari, potreste valutare l’offerta. Se uno vi offrisse 1000 lire turche, cosa fareste?”

“Io non conosco le lire turche: non ho idea di quanto valgano!”

“Vedete, quindi, come la moneta e lo scambio monetario funzioni solo nel caso in cui ci fidiamo e si conosce l’effettivo valore di quello che, altrimenti è soltanto un bel foglio di carta colorato con disegni più o meno particolari!”

Maracas o cosce di pollo?

claveNei giorni scorsi abbiamo realizzato, in classe quarta, alcuni strumenti musicali di origine caraibica. Oggi ho, quindi, introdotto la musica cubana, raccontando ai ragazzi l’evoluzione storica e musicale di questa cultura afroamericana . Nelle prossime settimane incontreremo anche la musica di altre aree del Mondo: la musica araba, la musica indiana e orientale, la musica africana e il blues. Avendo la fortuna di possedere molti strumenti musicali di queste aree del mondo, li ho portati a scuola, presentati, suonati e fatti suonare ai ragazzi. E’ stata un’esperienza straordinaria.

“Maestro, sembrano delle cosce di pollo!”

Con questa esclamazione abbiamo introdotto le maracas, strumento a percussione fondamentale per la musica cubana.

“Che idea, ragazzi! E’ vero: sembrano due cosce di pollo! Le maracas sono realizzate con le impugnature in legno e il contenitore di semi in pelle di animale indurita e cucita a formare un palloncino allungato … quest’altro modello è, invece, realizzato con una zucca vuota rotonda”.

Oltre alle maracas, ho portato ai ragazzi le claves di due modelli: quello che più li ha interessati è stato quello di legno duro dei quali uno con l’interno cavo.

“… come vedete, queste claves sono molto simili a quelle che avete realizzato da voi!”

Ho, quindi proposto all’attenzione dei ragazzi la cabaza, una zucca coperta di una rete di legumi secchi, molto interessante perché ha la possibilità di essere suonata in diverse maniere. Infine il guiro, ricavato, anch’esso, da una zucca vuota.

“Maestro, questo strumento, invece, sembra un pane!”; “Sì, un pane con una grattugia sopra!”

E’ una questione di punti di vista!

auto gpl autorimessa“Chiudi gli occhi … cosa vedi?”

“Vedo i bambini della classe”

“… e adesso?” chiedo, spostandoci nel lato opposto.

“Adesso li vedo di dietro … mi danno le spalle”

“… adesso sali sulla sedia”.

“… ora li vedo dall’alto! Wow!”

Questo pomeriggio abbiamo introdotto il punto di vista: un aspetto concettuale fondamentale per poter rappresentare un ambiente, sia esso una stanza o un vasto territorio. E’ fondamentale, per un bambino, acquisire l’idea che l’oggetto non cambia se viene osservato da un punto diverso: dal davanti si potrà vedere il volto di una persona, di dietro si vedranno le spalle e la nuca, di fianco il profilo. E dall’alto?

“Come si fa maestro, a vedere dall’alto? Bisognerebbe volare in cima alla stanza!”

“Facciamo così: vi farò una fotografia dall’alto: mi metterò sopra un banco  e scatterò una foto a ciascuno di voi!”

Ho, quindi, scattato alcune fotografie, ponendo la fotocamera almeno un  metro sopra ciascun bambino.

”Ecco, guardate le immagini!”

“Maestro: si vedono solo i capelli!”; “Anche un po’ di spalle …”; “I bambini si riconoscono appena, solo grazie al colore dei capelli …”; “… e un pochino grazie al vestito, perché si vedono le spalle!”

A questo punto, ho proposto ai bambini una scheda con le immagini di un’automobile fotografata in diverse posizioni: dall’alto, dal davanti, di dietro, di fianco e dal basso.

“Avete mai visto un’auto dal basso?”

“No, maestro: si vedono le ruote!”; “Io ho visto una macchina alzata in alto da un meccanico!”; “E’ vero! Si vede il tubo di scappamento e altre cose che non so a cosa possano servire!”

“Benissimo, bambini: a voi ho fatto le foto da tutti i punti di vista tranne che dal basso …”

“Però, maestro, se ci fosse un vetro infrangibile e ci si camminasse sopra, potresti fare anche a noi una foto dal basso!”; “… e ci fotograferesti le suole delle scarpe! Ah ah!”

Un trapezio a forma di Freccia Rossa!

22d8acac17a41ce978180dc159c0901d_medC’eravamo lasciati con l’impegno di incrementare il ripasso e l’esercizio nell’ambito della geometria, a seguito delle evidenti difficoltà riscontrate nelle prove svolte in classe. Questa mattina ho, quindi, riproposto alcuni giochi di logica applicati alla geometria.

“Se, ad un quadrato, aggiungo un trapezio rettangolo, poi un quadrato e così via … quale poligono otteniamo quando siamo alla figura numero 11?”

“Un rettangolo, maestro! Un rettangolo molto schiacciato!”; “Anche secondo me, perché si alternano rettangolo e trapezio … e il rettangolo si forma sempre quando la serie di figure è dispari!”

“Benissimo, ragazzi. Se, però, la sequenza logica di costruzione fosse: quadrato, trapezio rettangolo, triangolo isoscele con un vertice in basso e triangolo isoscele con la base in basso … proseguendo di nuovo con il quadrato e così via, nella posizione 11 cosa avremo?”

“Questa, maestro, è difficile … la posizione 1 è un quadrato, poi col trapezio rettangolo viene  fuori un trapezio rettangolo allungato … poi di nuovo trapezio rettangolo, ma con la base maggiore in alto … in quarta posizione ritorna ad essere un rettangolo molto schiacciato … poi …”

Dopo una descrizione lunga ed accurata, i ragazzi sono riusciti a definire che, nella posizione 11 abbiamo un trapezio rettangolo.

“Maestro, si guarda come termina, a destra, al figura: la sequenza è verticale, obliquo, obliquo, verticale e poi di nuovo verticale, obliquo, obliquo, verticale …”

“Perfetto: trovatemi allora la figura nella posizione 44 …”

“Maestro, è troppo!”; “Aspetta, forse ho trovato io una soluzione più rapida: praticamente, ogni sequenza di 4 figure abbiamo un rettangolo, quindi è sufficiente osservare i multipli del 4 e il gioco è fatto … la figura 44 è un rettangolo!”

“Stupendo! Quindi, alla posizione 81?”

“Con 80 abbiamo un rettangolo, quindi ad 81 avremmo un trapezio rettangolo … sembra un treno Freccia Rossa, maestro!”

Vada avanti due decametri e poi svolti a sinistra!

ReglaMedida.svgQuesta mattina, in classe quarta, abbiamo fatto un ripasso delle unità di misura di lunghezza, capacità e peso. Oltre a puntualizzare e chiarire ai bambini il significato delle marche, del sistema convenzionale internazionale, dei rapporti di equivalenza, abbiamo discusso sull’effettiva utilità di questi elementi, nella vita quotidiana.

“Quando parliamo di unità di misura di lunghezza, si utilizzano delle marche, che seguono le regole del sistema decimale, cioè stanno in un rapporto di grandezza di uno a dieci. Ci sono, però, marche più utilizzate di altre. Ad esempio, per misurare una distanza, cosa utilizziamo?”

“Il chilometro, maestro!”; “Il metro!”, “Il centimetro e il millimetro, come facciamo in classe con il righello!”; “Io, maestro, però, non ho mai sentito dire in giro decametri ed ettometri!”

“Comunemente, per esprimere una distanza, si utilizzano i chilometri. Dire che due paesi distano tra loro 300 decametri è difficile da immaginare! Se diciamo tre chilometri, invece, tutti comprendono il termine. Così per gli ettometri! Anche i decimetri sono usati raramente, nella vita quotidiana …”

“Maestro, ma come si fa per le distanze grandissime, dopo i chilometri, o per quelle più piccole del millimetro?”

“Le distanze, sulla Terra, si esprimono , al massimo, in chilometri: posso tranquillamente dire che la distanza tra noi e il Giappone è di 10.000 chilometri. Posso anche dire che la Luna dista 300.000 chilometri dalla Terra. Per le distanze maggiori, in particolare per il Sole e le stelle, sarebbe, invece, impossibile comprendere la grandezza in chilometri: si utilizzerà, allora, una unità di misura che è determinata dalla velocità della luce”.

Ho, quindi, approfittato dell’argomento per fare una divertente digressione sulla geografia astronomica, raccontando anche un simpatico esempio fantastico che lo scorso anno ci aveva proposto il Dott. Riccardo Azzara, scienziato dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia.

“Immaginate di poter viaggiare con una nave spaziale velocissima, che ci permetta di arrivare in un giorno in un’altra galassia, distante, immaginiamo, 100 milioni di anni luce. Se osservassimo la Terra con un potente telescopio cosa vedremmo?”

“… la Terra?”

“Sicuramente la Terra, ma non come è oggi, ma come era 100 milioni di anni fa, con i continenti in una diversa posizione e popolata da dinosauri!”

La curiosità per l’infinitamente grande si è, poi spostata sull’infinitamente piccolo. Grande è la curiosità dei bambini!

Saldi di fine stagione!

20130124-205322.jpgApprofittando di questo periodo di saldi, questa mattina, in classe quinta, abbiamo lavorato sullo sconto.

“Maestro, io ho preso un giubbotto con l’80% di sconto!”; “Io ho comprato delle scarpe al 50% di sconto: le ho pagate la metà!”.

Abbiamo, inizialmente, raccontato esperienze personali legate all’applicazione del tasso di sconto, poi ci siamo soffermati sulla metodologia di calcolo dello sconto stesso.

“Ricordiamoci, anzitutto, che un tasso percentuale è equivalente ad una frazione decimale con denominatore 100. Quando dobbiamo calcolare, ad esempio, il 20% di 60 euro, si calcolano, praticamente i 20/100 di 60. Quindi 60 diviso 100 per 20!”.

“Quindi, maestro, un giubbotto che costa 150 euro scontato del 30 per cento, costerà 45 euro!”

“No, attenzione: calcolando la percentuale, o frazione di cento, troveremo la quota corrispondente al risparmio. Dovremo, per trovare il prezzo scontato, sottrarre al prezzo iniziale, lo sconto. Ci sarebbe, però un metodo più diretto: qualcuno di voi ha idea di come potremmo ‘risparmiare un’operazione?”

“… forse potremmo calcolare, direttamente, la percentuale restante, per esempio: se lo sconto è del 40% calcoliamo il 60% e troviamo direttamente il prezzo scontato!”; “Anch’io farei così: è come una frazione complementare!”

Dopo aver lavorato su situazioni di sconto, ma anche di aumento di costi, come nel caso delle bollette o del carburante, abbiamo fatto una straordinaria discussione sul significato dei saldi, sul perché del sottocosto, sulle regole del mercato, arrivando a fare ragionamenti di marketing di un certo livello.

“A volte, maestro, quando vendono un computer sottocosto, è perché, magari, ha un sistema operativo vecchio, e poi, per un negozio, è meglio perderci 20 euro che tenere il pezzo in magazzino e rimetterci molto di più per l’oggetto invenduto!”; “I saldi a dicembre non li faranno mai: c’è troppa gente che compra i regali e, caso mai, i prezzi sono maggiori!”; “I vestiti in saldo sono sempre un po’ fuori stagione, ma anch’io se avessi un negozio, preferirei venderli a un prezzo inferiore, piuttosto che tenerli inutilizzati in magazzino!”

Oggi impariamo a costuire uno shaker ed un guiro!

guiroQuesta mattina, dopo aver giocato con le claves e i legnetti sonori realizzati dai ragazzi, riproducendo insieme e singolarmente le sequenze ritmiche che avevo presentato, ho proposto due nuovi strumenti.

“Oggi vi propongo due strumenti molto usati nell’area caraibica, a Cuba in particolare. Il primo è lo  shaker, molto simile alle maracas: è un barattolo con, all’interno una certa quantità di materiale minuto”.

“Si può usare il riso, maestro!”; “Oppure il sale grosso”; “I piselli o i fagioli secchi!”; “Con la sabbia forse viene più morbido il suono”; “Io uso i chicchi di caffè, così si sente anche il profumo, mentre si suona!”.

Per semplificare la costruzione ho consigliato di usare un doppio barattolo o un doppio bicchiere di plastica rigida, in modo che questo possa essere unito con del nastro adesivo, meglio se da elettricista. Sarà divertente, la prossima volta, ascoltare i diversi suoni prodotti dalla combinazione dei materiali del contenitore e del contenuto.

“Per realizzare il secondo strumento di oggi, che si chiama guiro, occorre una canna di bambù di 20 centimetri, meglio se di quelle grandi, del diametro superiore ai 5 centimetri”.

“Io, maestro, non ce l’ho!”

“Chi non dovesse reperire la canna di bambù, neppure quella piccola, può utilizzare un tubo di plastica da idraulico: sicuramente ne avete, a casa, da qualche parte. Comunque, oltre alla canna, o tubo, occorre una piccola bacchetta di legno, del tipo di quelle che si usano nella cucina orientale. Per terminare il lavoro è, infine, necessario tracciare dei piccoli solchi distanti 5 millimetri, per la lunghezza della canna. Strofinando la bacchetta sentirete un simpatico suono … vi faccio sentire qualcosa di simile con qualche oggetto che abbiamo in classe”.

Ho, quindi, con l’aiuto dei bambini, ‘suonato’ una vite, grazie alla sua leggera filettatura, una bottiglia di plastica, un cesto di vimini, un bicchierino di plastica e, addirittura, il muro. I ragazzi hanno capito come il ritmo nasca da tutto ciò che ci sta intorno.

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