Discussioni ‘spaziali’ con i ragazzi

IMG_0299-proc“Oggi, ragazzi, parleremo di biosfera … vi ricordate quando, con il Professor Azzara, abbiamo studiato la composizione della Terra? La sola parte ‘abitabile’ dagli esseri viventi è la crosta terrestre e l’atmosfera …”

“Praticamente, maestro, noi viviamo nella buccia della pesca: ed è una parte piccola piccola …”

I ragazzi sono rimasti particolarmente colpiti dal fatto che la parte abitabile del nostro pianeta sia, di fatto, un sottile strato di pochi chilometri di terra e aria. Come capita spesso, la curiosità e le informazioni dei bambini, hanno favorito una discussione che ha spaziato dal nuoto alla passeggiata spaziale, dai meteoriti al colore della pelle.

“Maestro, ti ricordi, qualche mese fa, quando quel signore della Red Bull si è buttato dallo spazio? Perché aveva la tuta e il casco? Non respirava?”; “Secondo me si sarebbe bruciato, cadendo!”; “Io invece, credo che si sarebbe congelato, a 36 chilometri di altezza!”; “Di sicuro non avrebbe potuto respirare …”

Ho, quindi, cercato di spiegare, sommariamente, gli aspetti relativi all’attrito e alla temperatura.

“Se sfregate le mani tra di loro, ragazzi, sentite aumentare, progressivamente il calore … questo è dovuto, tra le varie cose, alla trasformazione dell’energia meccanica in energia termica”.

“Ma cosa c’entra, maestro, se uno cade nell’aria?”

“Vi ricordate che l’aria è composta di gas e che questi hanno una loro dimensione? Pur disposte comodamente, le molecole di ossigeno e azoto occupano lo spazio e se qualcosa ci sbatte addosso, le mette in agitazione, come le nostre mani … ciò provoca il surriscaldamento”.

“Quindi avevo ragione io a dire che quell’omino si sarebbe bruciato, senza tuta!”

“Certo, ma, paradossalmente, si sarebbe anche congelato: a 36 chilometri di altitudine siamo nella stratosfera, dove le temperature sono sotto i 50 gradi centigradi! Qualche anno fa ho sentito la notizia di un clandestino che si era nascosto nell’abitacolo del carrello di un aereo. All’atterraggio lo hanno trovato morto: a 10.000 metri la temperatura varia dai 40 ai 60 gradi sotto zero! Ovviamente, a quelle altitudini l’aria è anche estremamente rarefatta, l’ossigeno non sufficiente alla respirazione …”

“Anche nell’Everest credo si debba andare con le bombole di ossigeno! E siamo ad appena 8 chilometri!”

La discussione ha, poi, spaziato dalla pressione atmosferica (la pressione dell’acqua, dell’aria, del vuoto) alle condizioni per la vita, dall’alimentazione alla respirazione. Iniziare un argomento di scienze, con i ragazzi, non si sa mai dove ci possa condurre.

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Cosa sarà l’infinitaedro?

600px-Sphere_wireframe_10deg_4r.svgOggi, appena sono entrato in classe quinta, i ragazzi si sono presentati con un dodecaedro ed un icosaedro di carta.

“Maestro, guarda che spettacolo! E’ perfetto: ho dovuto solo rinforzarlo un po’ con lo scotch!”; “Anche io ho fatto un dodecaedro molto resistente: come ci avevi consigliato, abbiamo incollato il modellino di carta su un cartoncino, poi lo abbiamo ritagliato, piegato ben bene, perché ogni parte fosse ben flessibile. Infine, seguendo il senso delle frecce, abbiamo incollato i lembi ai poligoni e, con un po’ di pazienza e precisione, abbiamo ottenuto un dodecaedro ed un icosaedro”.

Devo dire che alcuni modellini realizzati risultavano particolarmente definiti e minuziosi nei particolari.

“Complimenti, ragazzi, avete fatto un ottimo lavoro!”

“Poi guarda, maestro: se lancio a terra l’icosaedro e il dodecaedro, la faccia rivolta in alto è perfettamente parallela al pavimento, quindi se dovessi leggere un numero non avrei dubbi su quale scegliere!”; “Nel tetraedro, invece, si doveva scegliere quello rivolto in basso”; “Nell’ottaedro invece è un bel problema scegliere la faccia vincente del dado!”

Abbiamo, quindi, osservato i solidi platonici realizzati ed un ragazzo ha fatto un’acuta osservazione:

“Se osservo i due solidi posso notare che il volume dell’icosaedro è maggiore di quello del dodecaedro … praticamente, aumentando il numero delle facce il solido si ‘gonfia’ sempre di più!”; “Come un pallone … o meglio, diventa una sfera … un ‘infinitaedro’, praticamente!”

Come una casa di Gaudì!

Spain - Barcelona - Casa Batlo“Oggi inizieremo a giocare con i perimetri di figure particolari, formate da poligoni, semicerchi ed altre forme che abbiamo incontrato in questi mesi!”

Ho, quindi, disegnato alla lavagna un insieme di figure unite tra di loro: un rettangolo, due semicerchi, un quarto di cerchio e tre quarti di cerchio.

“Sembra una macchinina, maestro, con le ruote … “; “Si riconoscono le figure, ma cosa dobbiamo fare, adesso?”

“Adesso che avete disegnato correttamente la figura, evidenziamo con la matita colorata il perimetro esterno e ragioniamo su come possiamo calcolarlo …”

I ragazzi hanno, così, ripassato la parte esterna della figura ed iniziato a proporre soluzioni.

“Praticamente, maestro, dobbiamo calcolare il perimetro di una linea mista chiusa …”; “Alcune parti si possono misurare semplicemente: i segmenti, per esempio, sono linee dritte!”; “Già, invece, nelle parti curve, siccome sono circonferenze, bisogna utilizzare le formule raggio per 3,14 o diametro per 6,28”; “Però, in questo modo troviamo la misura dell’intera circonferenza: in alcuni casi, invece, si tratta di metà, quindi bisogna fare diviso due!”; “Qui, addirittura è un quarto di circonferenza!”; “Questa qui è, invece, tre quarti … va calcolata la circonferenza, poi diviso per quattro e moltiplicato per tre …”

I ragazzi hanno presto compreso il metodo per calcolare il perimetro. Ho, quindi, proposto alcune attenzioni sulle quali fare particolare riflessione.

“Alcuni possono fare l’errore di sommare i perimetri delle figure, ad esempio, dell’intero rettangolo, più il resto: in realtà, immaginatevi che questa sia la pianta di una casa un po’ particolare, della quale dobbiamo calcolare il perimetro del muro esterno. Mi raccomando di non calcolare nell’insieme i muri divisori delle varie stanze, ragazzi!”

Il gatto con gli stivali

lafiaba_lanostraversione_ilgattoconglistivaliOggi abbiamo iniziato a lavorare, in classe prima, al terzo disegno animato, che dovrebbe realizzarsi entro la fine di maggio.

“Quale storia, tra quelle che vi ho proposto ieri, avete scelto, insieme alla maestra Daniela?”

“Il gatto con gli stivali!” rispondono, in coro, i bambini.

Speravo sinceramente che scegliessero questa storia. Esistono molteplici varianti del gatto con gli stivali: non ultimi gli adattamenti cinematografici che hanno, evidentemente, stravolto la trama originale del racconto. La versione che ho proposto ai bambini è di Charles Perrault. Nella fiaba si incontrano elementi di fantasia (il gatto parlante), di terrore (l’orco che si trasforma in leone e topolino), di ingiustizia (l’eredità divisa in maniera iniqua dal padre morente), ma anche una classica vena di romanticismo (l’innamoramento del Principe di Karabà e la principessa, nel corso del viaggio in carrozza) e, soprattutto, l’astuzia e l’intelligenza del gatto che sembrava, in un primo tempo, non avesse alcun valore.

“Nella prima scena, maestro, ho disegnato il ragazzo triste, perché ha avuto in eredità il gatto!”; “Anch’io: non sa che farne. Se lo mangia, una volta digerito, non gli rimane più nulla!”; “Solo la pelle, per farci una sciarpa, magari: che impressione!”

Nella seconda scena entra in gioco la fantasia, con l’ingresso dell’animale parlante e poi antropomorfo, che si vestirà con stivali, cappello piumato, segno di eleganza.

“Certo, maestro, che strano che il ragazzo faccia tutto quello che gli dice il gatto acciambellato sulla sedia!”; “E’ vero: prima si domanda chi possa essere a parlare, poi non si fa problemi ad accogliere le richieste strampalate del gatto parlante!”

Nelle prossime settimane proseguiremo con la storia, che si svilupperà, verosimilmente, in una quindicina di sequenze complessive.

Il dado con 4 numeri!

solidi_platonici“Oggi, ragazzi, lavoreremo insieme sui solidi platonici: è, nuovamente, un filosofo greco, Platone, a proporci una riflessione che spazia dalla geometria, alla mitologia alla scienza”.

Platone ha, infatti, osservato come vi fossero figure geometriche regolari: un poliedro è una figura solida le cui facce sono composte di poligoni. Poiché esistono poligoni regolari, con angoli e lati uguali, allora, secondo Platone, dovevano essere individuabili poliedri convessi altrettanto regolari.

“Praticamente, maestro, Platone ha preso dei pezzetti di triangoli equilateri, quadrati, pentagoni regolari, ecc … e li ha montati insieme formando solidi speciali!”

“Proprio così: partendo dal triangolo equilatero, Platone costruì un tetraedro!”

“Che significa tetraedro?”; “Di solito la parte iniziale, nelle parole greche che abbiamo incontrato, significa un numero … forse tetra significa tre?”; “Macché!  Per chiudere tutta la figura tre triangoli non bastano, ne servono quattro, quindi tetraedro significherà quattro … edri!?”

“Tetraedro – chiarisco io – significa, letteralmente, ‘quattro facce’: proviamo a costruirlo con questo pezzo di policarbonato che ho recuperato … anzitutto disegnerò quattro triangoli equilateri, aiutandomi con il compasso … adesso, con molta attenzione, li ritaglierò … proviamo, infine, ad attaccarli uno accanto all’altro con lo scotch … ecco qui!”

“Maestro: è venuto un … tetraedro perfetto!”; “E anche molto resistente: potremmo usarlo come dado!”; “Già: un dado con 4 facce!”; “E’ vero: io ho visto, una volta, in un gioco, un dado addirittura con 12 facce …”

“Effettivamente, ragazzi, il tetraedro, come l’esaedro, conosciuto comunemente come cubo, l’ottaedro, con 8 facce, il dodecaedro, con 12 facce e l’icosaedro, con 20 facce, potrebbero essere tutti dei validi dadi!”

“Le facce, maestro, sono tutte uguali e può uscire un numero come un altro, con la stessa probabilità!”

Abbiamo, quindi, scritto i numeri da uno a quattro nelle facce del tetraedro e lo abbiamo lanciato.

“E adesso, ragazzi, quale numero sarà uscito?”

“Quello che sta sotto, altrimenti non potremmo scegliere uno dei tre lati che escono fuori dalla ‘piramide’”.

I ragazzi sono, inoltre, rimasti affascinati dall’associazione che Platone ha fatto, dei cinque solidi, con gli elementi della natura: terra, aria, fuoco, acqua ed etere. Hanno, quindi, chiesto di approfondire con una ricerca questa relazione. Sicuramente qualcuno vorrà, inoltre, realizzare gli altri solidi platonici.

“Chi vuole può provare, magari con un cartoncino rigido, a realizzare un esaedro, un ottaedro …”

“Io, maestro, voglio provare a fare un icosaedro!”

Sarà tecnicamente difficile, ma la curiosità è un elemento di enorme aiuto nella ricerca della conoscenza.

Aree e perimetri sulla lavagna digitale

imagesCAKV30IW“Oggi, ragazzi, ripasseremo le formule per calcolare perimetro e area delle figure geometriche, aiutandoci con la LIM”.

La classe ha accolto positivamente la proposta. Abbiamo, quindi, lavorato per un’oretta utilizzando il software della Maestra Ivana, in cui è presente un’area, relativa alla geometria, strutturata in maniera essenziale ed estremamente funzionale.

“Iniziamo con il perimetro e l’area di quadrato e rettangolo …”

“Per il rettangolo, maestro, si somma la base più l’altezza più la base più l’altezza!”; “Secondo me possiamo, invece,  fare prima sommando base e altezza e moltiplicando per due!”

La comodità del software sta nella disponibilità della calcolatrice, che permette di effettuare il calcolo senza dover focalizzare l’attenzione sull’algoritmo. Eliminando l’aspetto del calcolo, tutta l’attenzione dei ragazzi si è centrata sulla figura, i dati a disposizione e le formule operative.

“Adesso, ragazzi, passiamo a parallelogramma e triangolo”.

In questo caso il lavoro che ho proposto si è focalizzato sulla distinzione tra lato obliquo e altezza: spesso, infatti, in maniera involontaria, i ragazzi confondono i due elementi, generando, così, procedure errate. Dopo alcune esercitazioni, aiutato anche, nella spiegazione, dalle penne digitali colorate della LIM, i ragazzi hanno fugato ogni dubbio.

“Maestro, è divertentissimo lavorare con la LIM: si scrive direttamente su schermo come nell’ipad, si spostano e trascinano gli oggetti. E’ davvero speciale!”

Tipografia in classe!

libroQuesta mattina abbiamo realizzato, insieme ai bambini, il secondo libretto della piccola ‘casa editrice classe prima’. Il primo numero della nostra piccola collana editoriale, ‘Storie delle stagioni’ è piaciuto al punto tale che abbiamo deciso di stampare subito un secondo numero.

“Maestro, perché non scriviamo un libro su di noi?!”

“Effettivamente, le pagine del mini libretto sono 16: una per la copertina e 15 per ciascuno di voi …  sarebbe perfetto!” rispondo io.

Abbiamo, quindi, iniziato a lavorare alla pubblicazione: ho consegnato ai bambini un piccolo foglio di carta (un quarto di A4), invitandoli a raccontare, liberamente, alcune notizie di se stessi: cosa piace o non piace, come sono fatti, se fanno sport, se hanno animali, ecc… Ho, inoltre, consegnato un foglietto ancora più piccolo (un ottavo di A4) in cui ciascuno poteva disegnare se stesso.

“Adesso che avete scritto la vostra paginetta, scriveremo al computer il testo della vostra piccola storia, dopodiché andremo nell’aula informatica, dove abbiamo lo scanner, e inseriremo i vostri disegni nel testo”.

In poco meno di un’ora abbiamo scritto, scannerizzato e impaginato il nostro secondo opuscolo: un libretto realizzato in un foglio A4 stampato fronte/retro, con le dimensioni di pagina di 7,5 per 10,5 centimetri.

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