Dame e cavalieri

imagesCA1I00OUTra le tante soddisfazioni che si incontrano nel lavoro di insegnante, c’è anche quella di vedere un proprio allievo vincere un concorso a premi per le scuole. Questa mattina tutta la classe quarta si è trasferita ad Arezzo, con il trenino del Casentino, per recarsi alla sede del quartiere di Porta Santo Spirito a ritirare il premio vinto da un bambino della classe per il concorso dedicato ad Edo Gori.

“Maestro, non sappiamo ancora se ci siamo classificati primi, secondi o terzi?”

“No, bambini, sarà una sorpresa per tutti noi”

I bambini di quarta avevano partecipato alla composizione di un testo ispirato alla Giostra del Saracino, il torneo cavalleresco della nostra città. Tra i vincitori c’è stata anche una bambina del Bangladesh di una scuola cittadina. Dopo essere stata premiata, gli organizzatori hanno letto il suo tema. È stato straordinario ascoltare il racconto di questa bambina, tra la sorpresa e la curiosità delle bandiere, dei vigili a cavallo e dei tamburini. Ha descritto la giostra come una festa di tutta la città: una festa che unisce e che crea un senso di comunità. L’unico suo dispiacere è stato non avere avuto il biglietto per entrare in Piazza a vedere la giostra!

Un parallelepipedo piastrellato!

$T2eC16V,!)UE9s3wCPQLBQjB(HksUw~~60_35Per meglio far comprendere ai ragazzi la differenza tra volume, superficie laterale e superficie totale di un solido, stamattina, in classe quinta, ho raccontato la storia di un muratore.

“Immaginiamo che un muratore debba costruire un manufatto a forma di parallelepipedo: ha a disposizione, oltre al cemento e alla colla, dei mattoncini a forma di cubo di un decimetro di lato e delle mattonelle azzurre e bianche a forma quadrata e di lato 10 centimetri…”

“A che gli serve questo manufatto, maestro?”

“Diciamo che gli è stato commissionato da un tipo stravagante: alla fine serve a poco, può essere usato come una specie di tavolino o appoggio… a noi, comunque, serve per capire meglio volumi e superfici! Se alla base le dimensioni sono di 20 e 50 centimetri e l’altezza di 80 centimetri, quale sarà il volume? O meglio: quanti mattoncini a forma di cubo dovrà avere a disposizione?”

I ragazzi, ricordandosi le attività svolte con i cubetti dei regoli, hanno subito compreso che, se alla base servono due file di 5 mattoni riprodotti per 8 ‘piani’, allora l’operazione da fare è 2 per 5, cioè 10 (i mattoni della base) per 8, quindi 80 mattoni in tutto.

“Adesso ditemi quante piastrelle quadrate deve avere a disposizione per riempire i quattro lati verticali!”

“In un lato ci staranno 2 per 8 … 16 piastrelle, nell’altro 5 per 8 … 40 piastrelle. Si sommano e si fa per due e si ottiene 112!”; “Viene più grande del volume: come mai?”

“Secondo voi, per ‘piastrellare’ un singolo cubo quante piastrelle serviranno?”

“…Sei, maestro!”

A quel punto, ho presentato ai ragazzi la superficie totale come somma della superficie laterale, individuata dalle piastrelle azzurre e i lati alla due basi, ricoperti, invece, di mattonelle bianche. A questo punto ci mancherebbe da scoprire soltanto quanto si spenderà in tutto per i materiali e per la manodopera. Ma questa è un’altra storia…

Principi e Principesse

3Questa mattina abbiamo visto, con i ragazzi di classe quinta, uno splendido film di animazione in aula LIM.

“Maestro, è splendido!”; “Ci insegna che non dobbiamo aver paura di esprimere i nostri sentimenti!”; “..che la saggezza e l’intelligenza vincono sulla forza!”; “Con la generosità e il rispetto si diventa principi!”

In questi ultimi anni mi sono particolarmente affezionato ai film animati di Michel OIcelot. Lo avevo scoperto, casualmente, con il lungometraggio “Kirikù e la strega Karabà” (1998), del quale avevo apprezzato il disegno, la storia e la musica originale dell’artista senegalese Youssou N’Dour. Quei disegni così caldi ed essenziali mi hanno sempre ricordato i batik africani. Ho, quindi, spesso, proposto ai bambini, nel corso degli anni, questa storia, per parlare del coraggio, dell’importanza dell’amicizia e della falsità dei pregiudizi che avvolgono le persone. Kirikù è, inoltre ambientato in un villaggio africano e questa particolarità lo rende ancora più interessante, fuori dagli schemi dei cartoni animati cui sono abituati i nostri bambini.

Ho, poi, scoperto, il seguito di Kirikù (“Kirikù e gli animali selvaggi” del 2005), che non è altro che una serie di episodi divertenti ed allo stesso tempo educativi che lo stesso Kirikù vive nella savana africana. Ho, quindi, incontrato, sempre per caso, “Azur e Asmar” (2006), una splendida storia di amicizia di due bambini, uno biondo con gli occhi azzurri, l’altro moro con gli occhi scuri, allontanati dagli eventi della vita e rincontratisi in Marocco alla ricerca della fata dei Jinns: una storia che ha il palese intento di riconciliare due culture contrapposte anche ai nostri tempi, la cultura araba e quella occidentale e di valutare le differenze come fattori positivi. Incuriosito da questo scrittore e regista particolare, ho incontrato, infine “Principi e Principesse” (2000).

In questo film Ocelot adotta una tecnica inusuale per raccontare le sue fiabe: le ombre cinesi. Il regista riprende la struttura delle fiabe, con le figure e gli elementi fondamentali, ma le rilegge esaltando la figura della donna: le principesse e le regine non sono solo oggetto del desiderio maschile, ma protagoniste che detengono il potere e prendono decisioni.

Vi consiglio di scaricare questa scheda, che vi permetterà di utilizzare questo film di animazione con i ragazzi (dalla prima alla quinta) per parlare di amicizia, amore, arte, storia, musica, intercultura e tanto altro ancora (http://www.lombardiaspettacolo.com/cinema/ArrivanoIFilm1995-2002/SCHEDE%202000_2001/PRINCIPI%20E%20PRINCIPESSE.pdf )

Un’onda che sembra un topolino coi baffetti

12706470-un-39-onda-sonora-su-uno-sfondo-biancoOggi, in classe prima, abbiamo registrato le battute della storia del “Gatto con gli stivali”. Poiché, però, alcune parti risultavano particolarmente lunghe da interpretare senza incorrere in errori, ho utilizzato un programma diverso da Photostory.

“Oggi, bambini, useremo un vero programma per registrare la voce. Proviamo a leggere la prima frase …”

“C’era una volta un babbo che … lasciò in aridità … no … eredità ai suoi figli al primo il mulino, al secondo un asinello … un ciuchino e al terzo un gatto … ho un po’ sbagliato, maestro!”

“Non c’è problema: guardate anzitutto come si presenta la vostra voce nello schermo del computer”.

“Sembra uno scarabocchio!”; Quando si parla c’è uno zigozago molto forte, invece quando si stà zitti c’è un righino…”

“Con questo programmino, che ci fa vedere il suono della voce, possiamo anche ritagliare la registrazione a nostro piacimento, in modo da aggiustare gli errori e rendere la lettura perfetta: ad esempio, nella frase di prima, possiamo togliere le pause, cancellare ‘aridità’, scegliere se tenere ‘ciuchino’ o ‘asinello’…”

“Maestro, fai come quando cambiamo tipo di scrittura! Vai sopra col mouse e selezioni una parte che diventa nera, poi la cancelli!”

E’ sorprendente vedere come certe prassi e azioni risultino evidenti ed elementari ai bambini. Abbiamo, quindi, giocato con la voce a registrare vari tipi di suoni e vedere l’onda che questi disegnavano.

“Questo suono ha disegnato un porcospino!”; “Il mio sembra un ippopotamo!”; “E’ una lisca di pesce!”; “Un topolino coi baffetti!”

Teatro, espressione del proprio corpo

teatroMancano pochi giorni al termine delle lezioni e, come ogni anno, ci stiamo preparando per lo spettacolo di fine anno, che si terrà presso il centro di aggregazione sociale del paese, il 5 e 6 giugno prossimi.

“Domani, ragazzi, avrete la prova generale: siete pronti? Avete ripassato le battute?”

“Sì maestro!”; “Io, invece, qualche passaggio non me lo ricordo tanto, ma me lo scriverò su un foglio e lo appiccicherò nel giornale che terrò in mano durante la scena…”; “…maestro, possiamo ripassare insieme le parti?”

“Certo: proviamo qui in classe. Vi alzerete semplicemente quando sarà il vostro turno e reciterete la vostra parte. Aiutatevi pure col copione e, in caso, improvvisate!”

La recitazione della parte è, sicuramente un aspetto importante, ma nel corso degli ultimi tre mesi i ragazzi hanno lavorato sull’espressione del corpo in relazione alla comunicazione anche non verbale. Lo scorso anno, un po’ per caso, abbiamo incontrato Elisa Bianchi, che si era proposta per preparare i ragazzi allo spettacolo di fine anno: ne è scaturito un percorso formativo particolarmente significativo sull’espressione che ha aiutato i bambini a liberarsi dai vincoli formali della comunicazione ed a trovare nuovi mezzi espressivi. Naturalmente i genitori e gli stessi ragazzi si aspetteranno di seguire la storia, il racconto messo in scena: in realtà quei venti minuti di spettacolo saranno solo una piccola parte del grande lavoro che Elisa ha realizzato in questo periodo: dalla respirazione alla postura, dall’ascolto alla comunicazione. Il teatro che è aiuto per se stessi e bellezza per gli altri.

Corso di videoscrittura e impaginazione… in classe prima

imagesCAJ86QHWQuesta mattina abbiamo concluso il percorso formativo legato alla videoscrittura per i bambini di classe prima. Gli editor di testo (liberi, come Openoffice o a pagamento, come Word), presentano tutti le medesime funzioni di base di formattazione del testo.

Per la classe prima siamo riusciti a raggiungere un buon livello di competenza sia per quanto riguarda gli elementi della tastiera (lettere e numeri, lettere accentate, apostrofo, punteggiatura, maiuscolo, spazio, invio, backspace, frecce di spostamento) e le regole di scrittura (uso delle maiuscole, spazio tra parole, spazio dopo punteggiatura, assenza di spazio prima e dopo l’apostrofo) che per quanto riguarda alcune funzioni di formattazione.

Avevo già presentato, a suo tempo, le funzioni di scelta del carattere, della dimensione, i pulsanti per attivare grassetto, obliquo e sottolineato, il colore e la giustificazione al centro e a sinistra.

“Oggi, bambini, impareremo a modificare il ‘disegno’ delle parole dopo aver già scritto il testo ….”

“Facile, maestro, basta cambiare il colore!”; “Ma cosa dici! Il computer mica ti legge nella mente: dovremo dirgli cosa vogliamo cambiare, altrimenti come fa a saperlo?”; “E’ vero: se il cursore sta fermo in un punto è lì che comanda di fare qualcosa …”

“Giusto: dobbiamo prima dire al computer dove vogliamo cambiare … per farlo dovete posizionare la barretta del puntatore appena a sinistra dell’inizio della parola che volete cambiare e poi, tenendo premuto il tasto sinistro, spostarsi fino alla fine … così!”

“E’ diventato tutto nero!”; “Ed è anche cambiato il colore delle lettere!”

“Il colore è cambiato, ma solo perché abbiamo evidenziato una parola … adesso posso dire al computer di aumentare la dimensione … il colore … poi, appena finito, è sufficiente che clicco una volta in un punto e posso vedere bene anche il colore vero che ho scelto!”

Come ultima proposta ho fatto inserire ai bambini una clipart a scelta, cercando l’immagine per argomento.

“Adesso, bambini, cliccate sopra il disegnino che avete inserito…”

“Si contorna con un filino nero, maestro, e dei quadratini negli angoli e a metà…”

“Ottima osservazione: andate sopra il quadrettino in alto a destra …”

“La frecciona diventa obliqua e a doppia punta!”

“Giusto: allora tenete premuto il tasto sinistro e spostatevi in basso a sinistra piano piano.”

“Si rimpicciolisce!”

Musica a scuola tra relax ed emozioni

????????????????????????????Come, spesso, ho avuto modo di raccontare, la musica, rappresenta, per il mio stile educativo, un mezzo di comunicazione ed espressione, oltre che di accompagnamento al lavoro della classe.

La musica aiuta a mantenere l’attenzione durante il lavoro individuale: durante le esercitazioni, le verifiche, l’elaborazione di un disegno, preferisco riempire il silenzio con della musica. Questa condizione favorisce la concentrazione e, di fatto, elimina quel tipico brusio di fondo dei bambini e dei ragazzi che parlano. Riprodurre musica in classe è, evidentemente, un’opzione alla portata di tutti; sono sufficienti semplici audiocassette, cd, playlist su ipod o su pc. Io sono solito ricercare i brani su youtube, che rappresenta una finestra sul mondo ed un’opportunità per ascoltare generi e melodie più adeguate alla situazione. Chiaramente è preferibile fare ascoltare brani strumentali o, eventualmente, in lingua straniera, meglio ancora se sconosciuti: questo eviterà che i bambini possano concentrarsi sul testo o sulla melodia nota. Alle volte, quando voglio gestire in modo dinamico l’accompagnamento musicale, suono con la chitarra improvvisando arie con l’obiettivo di favorire armonie che evochino serenità.

Ma la musica può essere di enorme aiuto per favorire il riconoscimento delle emozioni e la valorizzazione dei sentimenti e degli stati d’animo dei bambini. Mia moglie Rosy, quando tiene i suoi corsi formativi agli insegnanti ( www.ombelicoarezzo.wordpress.com ), propone, tra le varie tecniche, l’ascolto di brani che si collocano in quattro ambiti emotivi. Si delineano, quindi, sulla base di questa classificazione la rabbia (emozione tensiva negativa), la gioia (emozione tensiva positiva), la tristezza (emozione distensiva negativa) e la serenità (emozione distensiva positiva), che rappresentano i vertici delle principali emozioni. Fare ascoltare un brano ascrivibile ad uno dei quattro ambiti e ascoltare le sensazioni evocate nei bambini attraverso il racconto, il disegno o altra forma espressiva, come il movimento, rappresenta una proposta educativa ad un bisogno che tutti i bambini hanno, ovvero, saper riconoscere e accettare le proprie emozioni. Anche in questo caso, spesso, mi faccio aiutare dalla mia chitarra per riprodurre arie di diversa tensione: in classe prima vengono fuori racconti immaginari fantastici. In questo caso, allora, fantasia ed emozione si incontrano, generando creatività e libertà.

“Maestro, io ho immaginato di essere in un prato fiorito, stavo proprio bene a cogliere i papaveri e farne un mazzolino … poi, però, quando la musica è cambiata, ha iniziato a soffiare il vento e fare freddo, allora mi sono allontanata … allora sono montata su un cavallo ed ho corso veloce veloce … alla fine ero felice!”

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