Ciao a tutti da Maestro Cristiano

384683_10151010693834163_1563442786_nAnche quest’anno scolastico è terminato!

Questa mattina i ragazzi e le ragazze di classe quinta ci hanno ringraziati per il periodo trascorso insieme in questi anni, ma non è certo retorico affermare che l’arricchimento è stato reciproco… e i racconti che ho postato in questi 170 giorni credo che lo dimostrino ampiamente.

Se ho avuto la tenacia di portare avanti questo blog raccontando, ogni giorno, i momenti significativi e degni di nota, avvenuti in classe, significa che c’era sempre un vero desiderio di apprendere e di crescere insieme, divertendoci … altrimenti non sarei riuscito in questo piccolo miracolo. Auguro tutto il bene a questi giovani che, spero, trovino sempre le condizioni per poter esprimere la loro ricchezza umana e intellettuale alle scuole medie che li attendono…

Con i bambini di prima ci siamo salutati cantando, insieme ‘Diamo la caccia al bruco!”, una filastrocca che abbiamo proposto il primo giorno di scuola per accoglierci… sembra ieri il giorno in cui si sono seduti in quei piccoli banchi: quando torneranno a scuola, a settembre, saranno già in seconda elementare!

Infine grazie ai ragazzi e alle ragazze di quarta elementare ‘quasi quinta’, come usavamo dirci, scherzando, in queste ultime settimane. Li ho conosciuti bambini quattro anni fa e adesso sono ormai quasi adolescenti … una classe che è cresciuta nel numero, durante gli anni e che ci ha messi alla prova per la grande vivacità che hanno dimostrato anche l’altro ieri, durante lo spettacolo di teatro, dove si sono dimostrati eccezionali!

Grazie alle mie colleghe, ai genitori, a tutti gli altri bambini della scuola, alla nostra collaboratrice scolastica, grazie a chi si è divertito a seguire i miei racconti in questi mesi e grazie, soprattutto, a mia moglie Rosy che mi ha spinto, a settembre, a iniziare questo blog  … e grazie a Francesco e Gianmaria, i miei bambini che crescono insieme a noi …

Ci rivediamo a settembre, sicuramente con qualche sorpresa … auguro a tutti voi buone vacanze e tutto il bene.

Evviva la scuola pubblica, la scuola di tutti!

Maestro Cristiano

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Microcosmo

lasplasma_fig4Alcuni anni fa, quasi per caso, acquistammo, nella scuola dove lavoravo precedentemente, un microscopio digitale, con collegamento usb al computer. Fino ad allora avevo lavorato con i microscopi ottici, sicuramente validi anche per ingrandimenti significativi, ma poco adatti ad un lavoro di gruppo in classe, poiché l’oculare poteva essere visto da un bambino alla volta. Il microscopio digitale è stato, per me, una straordinaria scoperta didattica, che mi ha permesso di lavorare sull’osservazione degli insetti, delle foglie, del microcosmo, in generale, semplicemente proiettando l’immagine su schermo. Vi riporto, qui di seguito, alcune simpatiche considerazioni fatte dai bambini in occasione dell’osservazione di alcuni insetti ed aracnidi.

“L’ala della farfalla sembra una foglia o una strada con un muro in mezzo!”; A me sembra, invece, una conchiglia!”; “La zampa, vista da vicino, presenta un uncino, un artiglio con cui riesce ad arrampicarsi ed è pelosa”.

“L’ala della mantide, come le altre ali degli insetti è trasparente e ci sono delle venature che sembrano bastoncini. L’antenna, vista da molto vicino, sembra un bastoncino fatto di tanti segmenti. Nell’occhio la mantide ha dei puntini che le permettono di vedere da ogni parte”.

“L’ala della mosca è lucida, sembra un diamante, si vedono le venature. Avvicinandoci ancora di più si riescono a vedere anche le cellule, che sono i mattoncini che formano gli esseri viventi!”.

“L’ala di zanzara sembra una strada piena di neve!”; “A me sembra una ferrovia!”

“La testa del ragno fa molta pura. Sembra un gorilla infuriato. E’ tutto peloso”.

“E’ la zampa del ragno. Sembra una coscia di pollo spinosa”.

“L’artiglio dell’articolazione della cavalletta sembra un’orca che salta sopra il mare”; “E’ un uncino perfetto e molto affilato e appuntito. Sembra il becco dell’aquila”.

Quante facce riesci a vedere?

surfaceareavolumeAnche stamattina, in classe quinta, abbiamo lavorato sui solidi, disegnandoli senza punti di fuga e giocando sulle dimensioni dei volumi, delle superfici laterali e totali.

“Per prima cosa, ragazzi, disegnate questo parallelepipedo, esattamente come lo vedete alla lavagna …  quante facce riuscite a vedere?”

“Tre, maestro, ma in realtà sono sei!!”

“Secondo voi è possibile, cambiando punto di osservazione, vedere un numero diverso di facce?”

I ragazzi hanno ragionato e risposto correttamente.

“Si possono vedere due facce!”; “Oppure una soltanto!”; “Ma perché non quattro?”

Al dubbio posto da un ragazzo ho risposto proponendo un gioco: ho avvicinato un libro al volto di ognuno ed ho chiesto quante facce vedessero, cambiando, di volta in volta, punto di vista.

“Ora ne vedo due … adesso sono tre… maestro, ora ne vedo quattro, un po’ male e sfocate, ma ne vedo quattro!”

“Prova a guardare chiudendo un occhio!”

“Adesso ne vedo al massimo tre!”; “Con due occhi si possono vedere le due pareti laterali perché è come se fossero due punti di vista differenti!”

Abbiamo, così fatto una piccola digressione sulla vista mono e binoculare e sulla capacità del cervello di fondere le due immagini.

“Adesso che è chiaro a tutti che le facce visibili di un parallelepipedo sono al massimo tre, ragioniamo sulle misure: mentre larghezza e altezza sono misurabili sul quaderno, la base superiore e la faccia laterale appaiono distorte nella forma e nelle dimensioni!”

“Sembrano dei parallelogrammi, mentre in realtà sono rettangoli!”; “Gli angoli sembrano acuti e ottusi: in realtà sono retti!”; “Di sicuro, poi, la profondità dello spigolo sarà maggiore di quella che possiamo misurare dal disegno”.

Un ragazzo si è, però, mostrato scettico alla mia dimostrazione. Ho, quindi, proposto un piccolo esperimento. Abbiamo fotografato un dizionario da un punto di vista tale che la costola inferiore apparisse molto più grande della copertina. Dall’immagine statica e misurabile è apparsa evidente la distorsione della prospettiva. Sono, così,  riuscito a convincerlo. A quel punto calcolare volume e superfici laterali e totale è stato un gioco da ragazzi.

Nomi voluminosi

lettera-di-scuse-tridimensionaleQuesta mattina, per introdurre alcuni elementi geometrici che incontreranno il prossimo anno, ho proposto ai ragazzi di classe quarta di giocare con i volumi. Per rendere più divertente l’idea ho fatto scrivere ai ragazzi il proprio nome con lettere tridimensionali.

“Anzitutto, bambini, scrivete il vostro nome con lettere squadrate nel formato tre per cinque quadretti … ricordatevi di distanziare le lettere di due quadretti una dall’altra … benissimo! Adesso colorate le lettere a vostro piacimento … Ecco che inizia la novità: in corrispondenza di ogni vertice della lettera tracciate una linea obliqua verso l’alto e a destra di un quadretto di lunghezza … infine unite tracciando linee orizzontali e verticali …”

“Maestro, è uno spettacolo! Le lettere sembrano vere, fatte di materia!”; “Sembrano le insegne al neon di alcuni negozi!”

Ho, quindi, consigliato di colorare la dimensione della profondità utilizzando due colori vicini, uno più scuro e uno più chiaro.

“Colorate, adesso, le pareti verticali di verde chiaro e le pareti orizzontali di verde scuro …”

“Maestro! Sembra ancora più vera la profondità!”

Dopo aver giocato anche ad ingrandire le lettere, ho proposto alcuni disegni che rappresentavano gruppi di cubetti, alcuni visibili, altri no, dei quali era possibile dedurne l’esistenza.

“Secondo voi, in questa figura quanti cubi ci sono?”

“Sono 12, maestro! Me li immagino come se fossero delle colonne!”; “E se un cubo sta in alto, di sicuro altri stanno sotto: mica vola il cubetto!”

Enigmi del pensiero laterale

untitledIn questi ultimi giorni di scuola non è sempre facile tenere alta l’attenzione dei ragazzi. Questa mattina, in classe quinta, dopo avere un po’ giocato a disegnare i solidi partendo dai cubi e parallelepipedi per poi realizzare alcune lettere creando una terza dimensione che desse un senso di profondità (esercizio molto apprezzato dai ragazzi), ci siamo messi a discutere su alcuni enigmi che ci hanno fatto scervellare per un bel po’.

“Ascoltate questa: ci sono due porte, una che porta alla vita e una che porta alla morte. Davanti ad ogni porta c’è un guardiano: uno blu ed uno rosso. Loro sanno cosa c’è al di là della porta. Puoi fare una sola domanda ad un solo guardiano, sapendo, però, che uno di loro è sempre bugiardo e dirà sempre una menzogna, mentre l’altro è sempre veritiero. Quale domanda fai per sapere qual è la porta della vita?”

Abbiamo chiesto al ragazzo di raccontare di nuovo l’indovinello, dopodiché sono iniziate le riflessioni.

“Secondo me bisogna ragionare sul fatto che ci sono due caratteristiche diverse, rosso e blu, per i due guardiani”; “Rosso e blu oppure Pippo e Topolino è lo stesso. Di sicuro nella domanda bisogna considerare i due guardiani”; “Se chiedo ad uno di loro non potrò mai essere sicuro se mi dice la verità o il falso!”; “Bisognerebbe fare in modo che con la domanda si scoprisse chi dei due è il bugiardo!”

Io stesso ho avuto una certa difficoltà a immaginare la soluzione, che alla fine è stata proposta in questi termini:

“Chiedi ad uno qualsiasi dei due guardiani cosa ci risponderebbe l’altro  se gli chiedessimo di indicarci la porta che conduce alla salvezza, per poi scegliere la porta opposta a quella indicata”

Questo triplo livello di comunicazione mi ha fatto ripensare alla “pragmatica della comunicazione umana” di Paul Watzlawick, un testo che ho letto all’Università qualche anno fa ed ai principi della retroazione che Watzlawick prendeva dalla cibernetica.

“Se il guardiano blu è veritiero, allora, supponendo che il guardiano rosso fosse bugiardo, dovrebbe rispondere che questi, alla mia domanda, risponderebbe falsamente, inducendomi in errore. Ma se il guardiano blu fosse, invece, un bugiardo, mi direbbe che il guardiano rosso mi direbbe una cosa di per sé stessa falsa…”

“Maestro, non ci capisco più nulla!”; “Forse il guardiano rosso, se il guardiano blu bugiardo dicesse di lui una falsità, questo reagirebbe, poiché chiamato in causa!”; “Oddio, che mal di testa!”; “Preferisco fare dieci flessioni: questo ragionamento è davvero faticoso!”

Tornato a casa mi sono poi riletto alcuni articoli ed ho scoperto il concetto di ‘pensiero laterale’, una modalità di risoluzione di problemi logici che prevede un approccio indiretto, cioè l’osservazione del problema da diverse angolazioni. Mentre una soluzione diretta prevede il ricorso alla logica sequenziale, risolvendo il problema partendo dalle considerazioni che sembrano più ovvie, il pensiero laterale se ne discosta e cerca punti di vista alternativi prima di cercare la soluzione.

Vi lascio con questi enigmi del pensiero laterale che ho trovato in un blog e che potrete provare a risolvere durante l’estate. Buon divertimento! http://www.wattpad.com/5993357-enigmi-pensiero-laterale-parte-ii Se non riuscite a risolvere gli enigmi e non resistete alla tentazione scrvete qui sotto, vi indicherò la soluzione!