Microcosmo

lasplasma_fig4Alcuni anni fa, quasi per caso, acquistammo, nella scuola dove lavoravo precedentemente, un microscopio digitale, con collegamento usb al computer. Fino ad allora avevo lavorato con i microscopi ottici, sicuramente validi anche per ingrandimenti significativi, ma poco adatti ad un lavoro di gruppo in classe, poiché l’oculare poteva essere visto da un bambino alla volta. Il microscopio digitale è stato, per me, una straordinaria scoperta didattica, che mi ha permesso di lavorare sull’osservazione degli insetti, delle foglie, del microcosmo, in generale, semplicemente proiettando l’immagine su schermo. Vi riporto, qui di seguito, alcune simpatiche considerazioni fatte dai bambini in occasione dell’osservazione di alcuni insetti ed aracnidi.

“L’ala della farfalla sembra una foglia o una strada con un muro in mezzo!”; A me sembra, invece, una conchiglia!”; “La zampa, vista da vicino, presenta un uncino, un artiglio con cui riesce ad arrampicarsi ed è pelosa”.

“L’ala della mantide, come le altre ali degli insetti è trasparente e ci sono delle venature che sembrano bastoncini. L’antenna, vista da molto vicino, sembra un bastoncino fatto di tanti segmenti. Nell’occhio la mantide ha dei puntini che le permettono di vedere da ogni parte”.

“L’ala della mosca è lucida, sembra un diamante, si vedono le venature. Avvicinandoci ancora di più si riescono a vedere anche le cellule, che sono i mattoncini che formano gli esseri viventi!”.

“L’ala di zanzara sembra una strada piena di neve!”; “A me sembra una ferrovia!”

“La testa del ragno fa molta pura. Sembra un gorilla infuriato. E’ tutto peloso”.

“E’ la zampa del ragno. Sembra una coscia di pollo spinosa”.

“L’artiglio dell’articolazione della cavalletta sembra un’orca che salta sopra il mare”; “E’ un uncino perfetto e molto affilato e appuntito. Sembra il becco dell’aquila”.

Discussioni ‘spaziali’ con i ragazzi

IMG_0299-proc“Oggi, ragazzi, parleremo di biosfera … vi ricordate quando, con il Professor Azzara, abbiamo studiato la composizione della Terra? La sola parte ‘abitabile’ dagli esseri viventi è la crosta terrestre e l’atmosfera …”

“Praticamente, maestro, noi viviamo nella buccia della pesca: ed è una parte piccola piccola …”

I ragazzi sono rimasti particolarmente colpiti dal fatto che la parte abitabile del nostro pianeta sia, di fatto, un sottile strato di pochi chilometri di terra e aria. Come capita spesso, la curiosità e le informazioni dei bambini, hanno favorito una discussione che ha spaziato dal nuoto alla passeggiata spaziale, dai meteoriti al colore della pelle.

“Maestro, ti ricordi, qualche mese fa, quando quel signore della Red Bull si è buttato dallo spazio? Perché aveva la tuta e il casco? Non respirava?”; “Secondo me si sarebbe bruciato, cadendo!”; “Io invece, credo che si sarebbe congelato, a 36 chilometri di altezza!”; “Di sicuro non avrebbe potuto respirare …”

Ho, quindi, cercato di spiegare, sommariamente, gli aspetti relativi all’attrito e alla temperatura.

“Se sfregate le mani tra di loro, ragazzi, sentite aumentare, progressivamente il calore … questo è dovuto, tra le varie cose, alla trasformazione dell’energia meccanica in energia termica”.

“Ma cosa c’entra, maestro, se uno cade nell’aria?”

“Vi ricordate che l’aria è composta di gas e che questi hanno una loro dimensione? Pur disposte comodamente, le molecole di ossigeno e azoto occupano lo spazio e se qualcosa ci sbatte addosso, le mette in agitazione, come le nostre mani … ciò provoca il surriscaldamento”.

“Quindi avevo ragione io a dire che quell’omino si sarebbe bruciato, senza tuta!”

“Certo, ma, paradossalmente, si sarebbe anche congelato: a 36 chilometri di altitudine siamo nella stratosfera, dove le temperature sono sotto i 50 gradi centigradi! Qualche anno fa ho sentito la notizia di un clandestino che si era nascosto nell’abitacolo del carrello di un aereo. All’atterraggio lo hanno trovato morto: a 10.000 metri la temperatura varia dai 40 ai 60 gradi sotto zero! Ovviamente, a quelle altitudini l’aria è anche estremamente rarefatta, l’ossigeno non sufficiente alla respirazione …”

“Anche nell’Everest credo si debba andare con le bombole di ossigeno! E siamo ad appena 8 chilometri!”

La discussione ha, poi, spaziato dalla pressione atmosferica (la pressione dell’acqua, dell’aria, del vuoto) alle condizioni per la vita, dall’alimentazione alla respirazione. Iniziare un argomento di scienze, con i ragazzi, non si sa mai dove ci possa condurre.

Non rallentate prima di arrivare al traguardo!

can-stock-photo_csp2014032In questa settimana sto somministrando alcune prove autoprodotte (che potete scaricare da questo link https://maestrocristiano.wordpress.com/materiali-scaricabili/ ) per verificare i livelli di apprendimento dei ragazzi relativamente alla matematica, la geometria e le scienze, nelle classi quarta e quinta. L’osservazione delle potenzialità e difficoltà dei ragazzi avviene, evidentemente, durante tutto il processo educativo, ma la ‘verifica’ rappresenta, comunque, un rito quasi liturgico.

“La verifica, ragazzi, è come una partita di campionato. Va giocata per tutta la sua durata e si deve sempre dare il massimo, anche quando sentiamo sopraggiungere la fatica. Nessuno di voi, credo, si accontenta di stare in vantaggio di una rete: si può sempre subire la rete del pareggio o della sconfitta, quindi occorre sempre stare all’erta. Inoltre, la fatica è evidente nello sport. Avete mai visto un atleta correre i 400 metri e rallentare prima del traguardo perché è stanco?”

“No, maestro! Anzi, in prossimità del traguardo bisogna dare il massimo!”; “Poi c’è il tempo di riposarsi, ma durante la gara non si deve mai abbassare la guardia!”

Questa metafora è molto utile per trasmettere il senso della prova. Nella vita siamo spesso messi in discussione, negli esami, nei concorsi, nei saggi di danza, come nelle gare di nuoto. Lo spirito con il quale si deve affrontare questa condizione deve generare il senso dell’impegno. Non è necessario arrivare primi per vincere, ma si vince con se stessi se si migliora giorno dopo giorno, la nostra performance.

Negli anni scorsi, quando insegnavo storia e geografia, ero solito proporre tre tipi di ‘prova’: quella relativa alle conoscenze, ovvero il test a risposta multipla o a domande aperte; quella relativa alla comprensione, mediante relazioni da sviluppare in un testo argomentativo; quella relativa alle connessioni, attraverso il colloquio orale. Queste tre forme di ‘comunicazione di competenze’ permettono ai ragazzi di esprimersi nella forma più vicina al proprio carattere: il test favorisce colui che ama la sintesi; il testo da spazio a chi vuole argomentare e proporre riflessioni personali; il colloquio orale aiuta chi ha capacità espressive pubbliche. Naturalmente, ho sempre dato valore alla prova più affine alla persona, senza dover mediare tra le tre forme. In questo modo ciascuno ha potuto sempre comunicare le proprie competenze senza essere messo in difficoltà, riuscendo a dare il meglio di se stesso.

Un volo virtuale

earth“Vi ricordate, bambini, la vista dall’alto?”

“Sì, maestro! avevamo fatto le fotografie alle nostre teste e agli oggetti della classe!”; “… il cestino rotondo, il banco rettangolare, e tanti altri oggetti!”; “Poi, maestro, abbiamo visto le automobili fotografate dall’alto!”; “… abbiamo anche fatto la piantina della classe vista dall’alto appiccicando i ritaglini con le forme di tutti i mobili!”.

“Giusto, bambini, oggi proveremo, invece, ad alzarci ancora più in alto, fin sopra la scuola ed il paesino di Giovi, come se fossimo in elicottero!”

Questo pomeriggio, in aula LIM, abbiamo giocato con Google Earth ( http://www.google.it/intl/it/earth/index.html ) per ampliare la rappresentazione della vista dall’alto, utilizzando le immagini aeree e satellitari del programma. Inizialmente ho fatto una panoramica sul Colosseo, poiché la qualità di definizione e la funzione di visione tridimensionale di quell’area risulta particolarmente elevata. La percezione di avvicinamento ed allontanamento dal suolo è, inoltre,  direttamente percepibile ed amplificata dalla visione del maxi schermo. I bambini hanno, facilmente, riconosciuto gli elementi antropici (strade, auto, edifici, ecc…) e naturali (alberi, corsi d’acqua, ecc…). A questo punto ci siamo spostati sulle coordinate del paesino di Giovi.

“Ci sono, bambini, elementi che riuscite a riconoscere, del territorio?”

“Io riconosco il campo sportivo: è a forma di rettangolo verde!”; “Poco sopra c’è il parchino dove vado a giocare, lo riconosco dalla pista di pattinaggio. Poi, gli alberi, visti dall’alto, sono dei cerchietti verdi!”; “Questa striscia scura, secondo me è il fiume Arno!”; Questa grigia è, invece, la strada …”.

Mentre i bambini indicavano i vari punti di riferimento, io annotavo, su schermo, con l’ausilio della funzoione penna della LIM, ogni osservazione.

“Provate a cercare la scuola: vi ricordo che abbiamo un ampio giardino con alcuni alberi …”

“… eccola qui, maestro, la riconosco perché accanto c’è anche un’altra casina dove c’è il dentista!”

A quel punto, ho aggiunto alcuni punti di riferimento (la stazione, l’alimentari, la chiesa) e i bambini sono riusciti ad individuare le proprie abitazioni.

Aria, ragazzi!

lumiereDopo una piccola pausa, dovuta a progetti, verifiche di fine quadrimestre e qualche imprevisto, stamattina abbiamo ripreso a lavorare con il laboratorio di scienze, in classe quarta.

“Qual è l’esperimento che più vi è piaciuto, ragazzi?”

“A me quello della carta che non si bagna!”; “Anche a me: è straordinario vedere come, immergendo un bicchiere in acqua, a testa in giù, con, appiccicato sul fondo, un pezzetto di carta, questa non si bagni affatto!”; E’ vero: l’aria non ha permesso all’acqua di entrare dentro: ci si potrebbe persino respirare!”

Per ‘vedere’ l’aria abbiamo sperimentato alcuni giochi con l’acqua: soffiando con la cannuccia o sgonfiando un palloncino, inclinando una bottiglia, immergendo un bicchiere, e così via. Forse, l’esperimento più significativo che ha reso evidente il rapporto tra acqua e aria è stato quello del palloncino pieno d’acqua inserito nel collo della bottiglia: dopo aver fatto attenzione a non farci un gavettone invernale, abbiamo assistito allo scambio acqua-aria tra la bottiglia vuota ed il palloncino, che è rimasto dello stesso volume, semplicemente sostituendo l’acqua all’aria proveniente della bottiglia.

“Adesso, per finire, faremo un’esperienza con il fuoco! Accenderemo due candele e copriremo la fiamma con due barattoli di vetro di diversa dimensione: osservate …”

“Maestro, la candela del barattolino si è spenta!”; “L’altra, invece, continua a bruciare!”; “Certo: ha ancora tanta aria: gli serve ossigeno per poter bruciare!”; “… ecco, ora si sta spengendo anche lei!”

Abbiamo, quindi ripetuto l’esperimento tre volte ed abbiamo verificato che la candela coperta dal vasetto piccolo si spengeva dopo 4 secondi e mezzo, mentre la candela coperta dal barattolo grande si spengeva, in media, dopo circa 27 secondi.

“Cosa sapete dirmi, rispetto a questi tempi di durata?”

Che il barattolone è molto più grande e contiene più aria!”; “Bisogna vedere quante volte 4 secondi e mezzo stanno in 27 secondi!”; “Si deve fare 27 diviso 4 e mezzo … viene 6 volte!”.

“Bravi ragazzi, ma, poiché non posso misurare l’aria, con quale sistema potremo verificare questa proporzione?

“Secondo me, maestro, potremmo riempire d’acqua il barattolino e versarla nel barattolone: se tutto va bene dovrebbe starci 6 volte!”

Giovi, scuola riciclona!

riciclaggio2La scuola di Giovi, da 4 anni, ha attivato un progetto, che è ormai diventato consuetudine, di raccolta differenziata pressoché totale. I bambini, già a partire dalla classe prima, sono stati accompagnati verso questo modello di divisione dei materiali al punto che solo una residua percentuale di rifiuto va a finire nell’indifferenziato.

“Maestro, vado a buttare le bucce del mandarino nel secchio dell’organico!”; “Posso uscire a buttare la bottiglia di plastica?”; “Io ho la carta metallizzata del panino”; “Io la confezione del succhino!”; “Chi ha buttato i ritagli nel cestino? Attenzione! Abbiamo il contenitore della carta!”

A scuola, ad eccezione del residuo dell’appuntatura delle matite, dei fazzoletti usati, della carta sporca, tutto il resto è facilmente separabile. Grazie alla disponibilità della nostra custode, abbiamo disposto alcuni contenitori per l’umido, il multimateriale e la carta nelle classi e nel corridoio e periodicamente l’azienda dei servizi effettua un ritiro personalizzato, stile ‘porta a porta’. Abbiamo, inoltre, due compostiere da giardino nelle quali conferiamo i residui organici degli scarti di merende e della mensa, insieme agli sfalci d’erba. Alla fine dell’anno, quando il compost sarà maturo, verrà consegnato un sacchetto di terriccio a ciascun bambino.

Proprio per questa nostra specificità, questa mattina, nel corso della visita dei bambini della scuola dell’infanzia di Sitorni, in occasione del progetto di continuità, abbiamo proposto un gioco sul riciclaggio.

“Adesso, bambini, uno ad uno, dovrete mettere ogni rifiuto nel giusto contenitore: la bottiglietta di plastica, il vasetto di vetro, la pila esaurita, la carta usata e così via. Chi supererà l’esame avrà la patente di riciclaggio!”

L’incontro è stato, probabilmente, utile a far riconoscere le tipologie di materiali, ma le testimonianze ed i racconti dei bambini della primaria hanno comunicato una prassi che tutti possono attivare con grande semplicità. L’obiettivo rifiuti zero, a Giovi, è già realtà!

La terra è viva!

terremotoQuesto è il secondo anno che realizziamo il progetto sui terremoti, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Anche quest’anno il Dott. Riccardo Azzara, sismologo dell’istituto aretino, ha realizzato un ciclo di incontri estremamente interessanti con i bambini di classe quarta e quinta della nostra scuola.

“… ricordatevi, ragazzi, che terremoti e vulcani sono il segno di vitalità del nostro pianeta! Secondo voi, la Luna, è viva?”

“No, maestro, perché è fredda e fatta di polvere e non ci sono terremoti!”

“Giusto! Come ci ha ricordato il professor Azzara, non dobbiamo temere i terremoti, ma l’incapacità dell’uomo di evitarne i danni!”

“Infatti, maestro, noi facciamo ogni tanto le prove di evacuazione perché se dovesse esserci un terremoto, per prima cosa dobbiamo ripararci sotto il banco, poi uscire dalla scala in modo ordinato!”

Conoscere i terremoti e la loro origine, ha permesso ai bambini di comprendere la motivazione scientifica di un fenomeno che dipende dai naturali movimenti della Terra. Gli esempi che Azzara ci ha proposto: la Terra come una pesca, per comprenderne la struttura interna, l’acqua che bolle, per capire il moto convettivo nel mantello e i numerosi esperimenti con i materiali, hanno permesso ai bambini di acquisire competenze, in ambito geofisico, particolarmente avanzate.

“Cos’è successo, quando avete iniziato a battere i piedi a terra, tutti insieme?”

“Il sismometro ha registrato le vibrazioni e ha iniziato a disegnare delle oscillazioni enormi, maestro!”; “Sembrava un elettroencefalogramma!”

Sembra impossibile, ma con l’aiuto di una molla ed altri strumenti realizzati da Azzara, i bambini sono, addirittura, riusciti a comprendere la differenza tra un moto sussultorio e ondulatorio … Per chi volesse saperne di più, vi lascio il link dell’INGV di Arezzo ( http://www.roma1.ingv.it/monitoraggio/osservatorio-sismologico-arezzo-oscar ) dove potete scaricare materiale divulgativo per le scuole.

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