“In questa scuola manca l’altalena!” Un anno di post raccontati sul blog di maestroristiano

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Oggi impariamo a costuire uno shaker ed un guiro!

guiroQuesta mattina, dopo aver giocato con le claves e i legnetti sonori realizzati dai ragazzi, riproducendo insieme e singolarmente le sequenze ritmiche che avevo presentato, ho proposto due nuovi strumenti.

“Oggi vi propongo due strumenti molto usati nell’area caraibica, a Cuba in particolare. Il primo è lo  shaker, molto simile alle maracas: è un barattolo con, all’interno una certa quantità di materiale minuto”.

“Si può usare il riso, maestro!”; “Oppure il sale grosso”; “I piselli o i fagioli secchi!”; “Con la sabbia forse viene più morbido il suono”; “Io uso i chicchi di caffè, così si sente anche il profumo, mentre si suona!”.

Per semplificare la costruzione ho consigliato di usare un doppio barattolo o un doppio bicchiere di plastica rigida, in modo che questo possa essere unito con del nastro adesivo, meglio se da elettricista. Sarà divertente, la prossima volta, ascoltare i diversi suoni prodotti dalla combinazione dei materiali del contenitore e del contenuto.

“Per realizzare il secondo strumento di oggi, che si chiama guiro, occorre una canna di bambù di 20 centimetri, meglio se di quelle grandi, del diametro superiore ai 5 centimetri”.

“Io, maestro, non ce l’ho!”

“Chi non dovesse reperire la canna di bambù, neppure quella piccola, può utilizzare un tubo di plastica da idraulico: sicuramente ne avete, a casa, da qualche parte. Comunque, oltre alla canna, o tubo, occorre una piccola bacchetta di legno, del tipo di quelle che si usano nella cucina orientale. Per terminare il lavoro è, infine, necessario tracciare dei piccoli solchi distanti 5 millimetri, per la lunghezza della canna. Strofinando la bacchetta sentirete un simpatico suono … vi faccio sentire qualcosa di simile con qualche oggetto che abbiamo in classe”.

Ho, quindi, con l’aiuto dei bambini, ‘suonato’ una vite, grazie alla sua leggera filettatura, una bottiglia di plastica, un cesto di vimini, un bicchierino di plastica e, addirittura, il muro. I ragazzi hanno capito come il ritmo nasca da tutto ciò che ci sta intorno.

Oggi scioperiamo per chiedere un futuro di speranza

“La parola ‘futuro’ non è più collegata alla parola ‘speranza’ e questa è una tragedia” (Nichi Vendola).

Oggi scioperiamo per voi

Avevamo qualche speranza … purtroppo Profumo e Gelmini sono la stessa persona!

La musicopedagogia in classe e i consigli di Rosy

I primi giorni di scuola, in una classe prima, rappresentano momenti significativi per l’inserimento dei bambini e, per noi insegnanti, sono i tempi dell’ascolto e dell’osservazione. Stamattina, dopo aver lavorato e giocato con le parole del tempo “poi” e “dopo” ed aver scritto e fatto trascrivere sul quaderno, con la dovuta pazienza e sostegno, un breve componimento formulato dai bambini stessi (DOPO LA SCUOLA VADO A CASA POI VADO IN BICI), siamo andati in palestra.

Avevo già osservato alcuni caratteri e comportamenti di questi bambini, ma è nel momento del gioco che è più chiara ed evidente la dinamica relazionale, l’accettazione e l’ascolto anche delle semplici regole.

Tornati in classe ci siamo seduti nell’angolino delle panchine cercando di giocare nuovamente con le parole del tempo e con altre parole dello spazio (“sopra” e “sotto”) che erano emerse durante le attività con le altre maestre del team. La fatica e i caratteri dei bambini impedivano, però, di produrre giochi linguistici che coivolgessero tutti.

Mi è venuta, allora, in mente una pratica che mia moglie Rosy mi aveva illustrato qualche giorno fa; lei è pedagogista clinico e, tra le varie tecniche di aiuto alla persona che utilizza e che propone nei suoi corsi di formazione, c’è la musicopedagogia. Ho, quindi, preso la cesta degli strumenti a percussione che abbiamo in classe ed ne ho consegnati uno per ciascun bambino. Dopo una breve introduzione sul ruolo del “direttore d’orchestra” e di alcuni segni convenzionali (come iniziare: “uno due tre quattro…” e come finire: la mano aperta che si chiude), ho iniziato il gioco corale. I bambini dovevano entrare nel ritmo dell’orchestra nel momento in cui io li avessi chiamati (questo ha favorito il rispetto della turnazione, fondamentale nelle relazioni sociali e linguistiche), poi, una volta entrati tutti, ho, mano a mano, chiamato i bambini a fermare il suono del loro strumento.

Devo dire che, con sorpresa, questa pratica ha realmente funzionato, ed anche i bambini che con difficoltà riuscivano a mantenere l’attenzione e il rispetto della regola, ci sono riusciti. Riportando la cesta degli strumenti a posto ho detto alla mia collega di sostegno: “questa cosa funziona!”