Il mio lavoro

Fare il maestro elementare è un lavoro importante. Aiutare i bambini a conoscere come funziona il mondo in cui vivono è una cosa così grande che non possiamo permetterci di sbagliare.

Per questo cerco, per quanto è possibile, di mettermi sempre in discussione. Le verifiche (lo ribadisco sempre ai miei ragazzi) non servono a giudicare il livello di preparazione degli alunni, quanto la capacità del maestro a trasmettere competenze: se una verifica è andata male, devo necessariamente domandarmi, io, dove ho sbagliato. Ogni persona ha il suo stile e il suo tempo per apprendere e il nostro lavoro di educatori (quanto mi piace questo termine ex ducere, tirar fuori) deve essere continuamente ricalibrato sul linguaggio di ogni bambino.

Mi piace iniziare un nuovo argomento chiedendo ai bambini di proporre delle ipotesi. Un po’ come l’arte della maieutica di Socrate, il mio lavoro sta nell’aiutarli a trovare, dentro di sè, le soluzioni. Quante formule per calcolare l’area di un trapezio possono venir fuori in questo modo! A cosa serve imparare a memoria una formula se puoi trovare la soluzione usando gli strumenti che già hai a disposizione?

Questo è un po’ lo stile che cerco di adottare nelle mie “lezioni”. Sicuramente è più semplice nell’ambito della logica e della matematica. Ma anche a storia e geografia, in chimica o fisica (perchè anche questo facciamo, anche se non ce ne rendiamo conto, nella scuola elementare), in musica o nelle scienze in generale è possibile partire da ciò che i ragazzi hanno dentro di sè.

Un ulteriore elemento didattico che cerco di mettere in atto è favorire il piacere di conoscere. Questa è una caratteristica dei bambini già all’età di 3 anni: i miei figli Gianmaria e Francesco non fanno altro che tempestarmi di domande sui perché delle cose. Questa è la curiosità, il desiderio, il germe della conoscenza, che abbiamo innato, che rappresenta un elemento biologico essenziale per la crescita dlla persona.

Quale danno sarebbe, per questi bambini, tappare loro le ali della curiosità! Quanto è, dunque essenziale aiutarli a cercare, riconoscere, classificare tutte le informazioni e le riflessioni che fanno sulle cose.

continua…

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. charlotte d
    Nov 21, 2012 @ 20:40:23

    Maestro Cristiano,
    I agree completely with your philosophy and approach to teaching children. There is so much we, as teachers, can learn from them if we take the time to ask them the questions and actually let them respond. It doesn’t often happen, possibly because it may show a weakness (via a lack of understanding or knowlege) on the part of the teacher. Keep exploring with your students and you will BOTH continue to learn much more than you could have ever imagined!!

    Rispondi

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