Corso di videoscrittura e impaginazione… in classe prima

imagesCAJ86QHWQuesta mattina abbiamo concluso il percorso formativo legato alla videoscrittura per i bambini di classe prima. Gli editor di testo (liberi, come Openoffice o a pagamento, come Word), presentano tutti le medesime funzioni di base di formattazione del testo.

Per la classe prima siamo riusciti a raggiungere un buon livello di competenza sia per quanto riguarda gli elementi della tastiera (lettere e numeri, lettere accentate, apostrofo, punteggiatura, maiuscolo, spazio, invio, backspace, frecce di spostamento) e le regole di scrittura (uso delle maiuscole, spazio tra parole, spazio dopo punteggiatura, assenza di spazio prima e dopo l’apostrofo) che per quanto riguarda alcune funzioni di formattazione.

Avevo già presentato, a suo tempo, le funzioni di scelta del carattere, della dimensione, i pulsanti per attivare grassetto, obliquo e sottolineato, il colore e la giustificazione al centro e a sinistra.

“Oggi, bambini, impareremo a modificare il ‘disegno’ delle parole dopo aver già scritto il testo ….”

“Facile, maestro, basta cambiare il colore!”; “Ma cosa dici! Il computer mica ti legge nella mente: dovremo dirgli cosa vogliamo cambiare, altrimenti come fa a saperlo?”; “E’ vero: se il cursore sta fermo in un punto è lì che comanda di fare qualcosa …”

“Giusto: dobbiamo prima dire al computer dove vogliamo cambiare … per farlo dovete posizionare la barretta del puntatore appena a sinistra dell’inizio della parola che volete cambiare e poi, tenendo premuto il tasto sinistro, spostarsi fino alla fine … così!”

“E’ diventato tutto nero!”; “Ed è anche cambiato il colore delle lettere!”

“Il colore è cambiato, ma solo perché abbiamo evidenziato una parola … adesso posso dire al computer di aumentare la dimensione … il colore … poi, appena finito, è sufficiente che clicco una volta in un punto e posso vedere bene anche il colore vero che ho scelto!”

Come ultima proposta ho fatto inserire ai bambini una clipart a scelta, cercando l’immagine per argomento.

“Adesso, bambini, cliccate sopra il disegnino che avete inserito…”

“Si contorna con un filino nero, maestro, e dei quadratini negli angoli e a metà…”

“Ottima osservazione: andate sopra il quadrettino in alto a destra …”

“La frecciona diventa obliqua e a doppia punta!”

“Giusto: allora tenete premuto il tasto sinistro e spostatevi in basso a sinistra piano piano.”

“Si rimpicciolisce!”

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Musica a scuola tra relax ed emozioni

????????????????????????????Come, spesso, ho avuto modo di raccontare, la musica, rappresenta, per il mio stile educativo, un mezzo di comunicazione ed espressione, oltre che di accompagnamento al lavoro della classe.

La musica aiuta a mantenere l’attenzione durante il lavoro individuale: durante le esercitazioni, le verifiche, l’elaborazione di un disegno, preferisco riempire il silenzio con della musica. Questa condizione favorisce la concentrazione e, di fatto, elimina quel tipico brusio di fondo dei bambini e dei ragazzi che parlano. Riprodurre musica in classe è, evidentemente, un’opzione alla portata di tutti; sono sufficienti semplici audiocassette, cd, playlist su ipod o su pc. Io sono solito ricercare i brani su youtube, che rappresenta una finestra sul mondo ed un’opportunità per ascoltare generi e melodie più adeguate alla situazione. Chiaramente è preferibile fare ascoltare brani strumentali o, eventualmente, in lingua straniera, meglio ancora se sconosciuti: questo eviterà che i bambini possano concentrarsi sul testo o sulla melodia nota. Alle volte, quando voglio gestire in modo dinamico l’accompagnamento musicale, suono con la chitarra improvvisando arie con l’obiettivo di favorire armonie che evochino serenità.

Ma la musica può essere di enorme aiuto per favorire il riconoscimento delle emozioni e la valorizzazione dei sentimenti e degli stati d’animo dei bambini. Mia moglie Rosy, quando tiene i suoi corsi formativi agli insegnanti ( www.ombelicoarezzo.wordpress.com ), propone, tra le varie tecniche, l’ascolto di brani che si collocano in quattro ambiti emotivi. Si delineano, quindi, sulla base di questa classificazione la rabbia (emozione tensiva negativa), la gioia (emozione tensiva positiva), la tristezza (emozione distensiva negativa) e la serenità (emozione distensiva positiva), che rappresentano i vertici delle principali emozioni. Fare ascoltare un brano ascrivibile ad uno dei quattro ambiti e ascoltare le sensazioni evocate nei bambini attraverso il racconto, il disegno o altra forma espressiva, come il movimento, rappresenta una proposta educativa ad un bisogno che tutti i bambini hanno, ovvero, saper riconoscere e accettare le proprie emozioni. Anche in questo caso, spesso, mi faccio aiutare dalla mia chitarra per riprodurre arie di diversa tensione: in classe prima vengono fuori racconti immaginari fantastici. In questo caso, allora, fantasia ed emozione si incontrano, generando creatività e libertà.

“Maestro, io ho immaginato di essere in un prato fiorito, stavo proprio bene a cogliere i papaveri e farne un mazzolino … poi, però, quando la musica è cambiata, ha iniziato a soffiare il vento e fare freddo, allora mi sono allontanata … allora sono montata su un cavallo ed ho corso veloce veloce … alla fine ero felice!”

Squadre e righelli … di sopravvivenza!

intro-disegnoNel corso della lezione di geometria di questa mattina ha voluto coinvolgere i ragazzi di quinta sull’uso consapevole degli strumenti da disegno. Ritengo, infatti, fondamentale, già a partire dalla prima elementare, l’utilizzo, da parte dei bambini, di righello e squadrette: oltre a permettere la costruzione di figure geometriche accurate, favorisce l’acquisizione di tecniche di manipolazione e motricità fine essenziali in età precoce.

“Quali sono, ragazzi, gli strumenti da disegno che avete in cartella?”

“Io ho un righello piccolo da astuccio di quindici centimetri…”; “Il mio righello è da trenta!”; “Poi abbiamo due squadre: quella a forma di triangolo isoscele, che è formata da un angolo di novanta e due da quarantacinque gradi e quella a forma di triangolo scaleno, con gli angoli di 30, 60 e 90 gradi!”; “Poi ci sarebbe il goniometro!”; “… è il compasso!”

“Perfetto: mi pare che abbiate elencato tutti i materiali necessari per realizzare forme geometriche di qualsiasi tipo. Alla scuola media dovrete tenere questi materiali con cura ed averli sempre a disposizione nelle ore in cui vi troverete a lavorare con il disegno geometrico”.

Poiché, però, spesso capita che qualcuno abbia dimenticato uno strumento, ho proposto ai ragazzi un gioco di logica e di ‘sopravvivenza’ che ha innescato una discussione particolarmente interessante e divertente.

“Immaginiamo, ragazzi, che il prossimo anno il professore di matematica vi chieda, come compito in classe, di disegnare dieci angoli indicandone la misura in maniera accurata. Immaginiamo che abbiate dimenticato a casa il goniometro: le alternative sono prendere un brutto voto o cercare altre soluzioni. Immaginiamo che sia vietato il prestito, altrimenti il gioco non funzionerebbe!”

A questo punto i ragazzi hanno fatto silenzio per alcuni secondi, poi, facendo mente locale ed elencando, mentalmente, gli strumenti disponibili, hanno iniziato a proporre le varie soluzioni.

“Se ho, comunque, le due squadre, posso disegnare un angolo di 90 gradi, di 30°, 45° e 60° …”; “Si potrebbe anche accoppiare l’angolo di 90 con quello di 45, ottenendo 135 gradi!”; “Posso fare 120 gradi con 90 e 30!”; “Anche 150 gradi: 90 e 60!”.

La discussione ha coinvolto attivamente tutti i ragazzi che hanno trovato una decina di soluzioni.

“Ma poi, volendo, maestro, potremmo sommare gli angoli che abbiamo trovato adesso e costruirne altri ancora con tantissime combinazioni!”; “Peccato che è comunque impossibile costruire angoli più piccoli di trenta gradi!”

“In realtà sarebbe possibile, mediante una sottrazione di ampiezze, ma vi faccio i complimenti per le soluzioni che avete trovato, che denotano uno straordinario senso di ragionamento!”

Il V Postulato di Euclide è pane per i nostri denti!

imagesStamattina abbiamo nuovamente lavorato, in aula LIM, con il software didattico Geogebra.

“Come vedete, ragazzi, Geogebra lavora utilizzando il piano cartesiano … “

“E’ chiaro, maestro! Ci sono un’origine, un’asse orizzontale e una verticale!”; “Si forma una specie di croce: in alto e a destra i valori sono positivi; in basso e a sinistra i numeri sono, invece, negativi!”; “Praticamente abbiamo quattro parti, che si chiamano, mi pare, quadranti …”

“Complimenti, ragazzi, allora cominciamo a costruire un poligono: ciascuno di voi dovrà indicarmi un punto mediante le coordinate: ricordatevi che si indica, nell’ordine, prima il valore dell’ascissa, che è la linea orizzontale, poi l’ordinata, in verticale”.

I ragazzi hanno, quindi, comunicato i punti del poligono, facendo attenzione a non ‘incrociare’ i segmenti. Ogni tanto, per facilitare il lavoro, ho disegnato i segmenti per rendere visibile la costruzione progressiva del poligono. Alla fine abbiamo costruito un poligono di 18 punti.

“Maestro, questo è un poligono irregolare e … concavo!”; “Si capisce che è concavo perché, se mettiamo due punti e li uniamo, ad esempio quaggiù, la linea esce fuori dalla figura!”

Naturalmente, anche per questa dimostrazione, ho chiesto ai ragazzi di indicarmi dove dovevo collocare i due punti, sempre utilizzando le coordinate cartesiane.

“Adesso inizia il gioco: indicatemi come possiamo ‘ritagliare’ la figura in modo da ottenere il minor numero di poligoni noti …  poi calcoliamone la superficie!”

I ragazzi si sono attivati nel trovare la soluzione e, in pochi minuti, è stata calcolata la superficie, successivamente verificata dalla funzione automatica del programma.

Ho, quindi, proposto ai ragazzi di risolvere un problema: ho disegnato un quadrilatero, con i lati disposti in obliquo, ed ho chiesto quale figura rappresentasse.

“Sembra un parallelogramma…”

Abbiamo, quindi, cercato di dimostrare la correttezza dell’affermazione, verificando il parallelismo dei lati.

“Come vedete, ragazzi, rimpicciolendo la figura ed ampliando l’area di visualizzazione, si vede chiaramente che non è un parallelogramma perché le rette passanti per i lati opposti sono incidenti, ma come potremmo dimostrare che non sono parallele senza bisogno di ingrandimenti?”

I ragazzi hanno, sapientemente, proposto di misurare la distanza da una retta all’altra costruendo una retta perpendicolare. Addirittura, una ragazza si è ricordata del quinto postulato di Euclide, laddove si dice che “se una retta taglia altre due rette determinando dallo stesso lato angoli interni la cui somma è minore di quella di due angoli retti, prolungando indefinitamente le due rette, esse si incontreranno dalla parte dove la somma dei due angoli è minore di due angoli retti”!

La corona è come un occhiolino: ma di chi stiamo parlando?

NoteQuesta mattina, in classe quinta, ho completato la presentazione del valore delle note musicali: avevamo già lavorato, anche alla LIM, giocando con la semibreve, la minima, la semiminima e la croma; oggi abbiamo completato, con successo, il quadro delle figure di riferimento della durata.

“Visto che avete perfettamente appreso l’uso delle quattro figure, oggi impareremo a conoscere le altre tre note: semicroma, biscroma e semibiscroma, che valgono, rispettivamente, un sedicesimo, un trentaduesimo ed un sessantaquattresimo …”

“Maestro, ma è impossibile suonare le note così velocemente!”

“Infatti noi non ci lavoreremo con il flauto, ma è importante che sappiate che esistono anche questi valori … inoltre, anche se non frequenti, possiamo ascoltare successioni di note velocissime: basta, ad esempio suonare i tasti bianchi del pianoforte velocemente da una parte all’altra …”

A questo punto abbiamo lavorato sulle pause, partendo dall’ascolto di due brani, che ho suonato con il flauto: uno privo di pause, uno con molti momenti di silenzio. E’ importante comprendere il significato del silenzio nella musica, perché l’arricchisce di momenti di riposo e di attesa.

“Poiché, come vedete, la pausa da quattro quarti è molto simile a quella da due quarti, essendo, entrambi, dei rettangolini attaccati ad un rigo del pentagramma, vi suggerisco un semplice gioco mnemonico: la pausa da 4/4, essendo più lunga e, quindi, più ‘pesante’, cade verso il basso, attaccata, come un fazzoletto bagnato ad asciugare, al quarto rigo … la pausa da 2/4, invece, più leggera dell’altra, sta tranquillamente in equilibrio sopra il terzo rigo …”

“Divertente, maestro, è come il denominatore: essendo una parola più lunga di ‘numeratore’ sta in basso perché è più ‘pesante’!”

Sono riuscito anche a presentare il punto, come segno musicale che aumenta della metà la nota che lo precede.

“Maestro, ma se volessi disegnare una nota da cinque ottavi come potrei fare? Con il punto posso fare solo sei ottavi …”

Questa osservazione ci ha permesso di presentare anche la legatura di valore, che ha aperto ai ragazzi le infinite possibilità di combinazioni di durata e composizione frazionaria della musica.

“Maestro, poi so che esiste anche la corona, una specie di occhiolino messo sopra una nota che la fa durare quanto si vuole!”

Devo riconoscere, nuovamente, che la musica mi sta aiutando notevolmente a rinforzare il concetto di frazione e di somma di frazioni.

Dividiamo la caramella a metà!

Math_Symbol_ClipartQuesta mattina, in classe quarta abbiamo introdotto la tecnica della divisione senza resto. Dopo aver proposto i vari metodi di calcolo, ci siamo cimentati nel recupero e sviluppo dei resti. Qualche settimana fa, infatti, sviluppando l’area del trapezio, in un esercizio era capitato che, nel dividere per due il prodotto della somma delle basi per l’altezza, fosse emerso un risultato con il resto: i bambini stessi avevano posto il problema che non era possibile ottenere una superficie con il resto. Stamattina abbiamo ‘sanato’ questo limite.

“Poniamo una situazione: devo distribuire 19 caramelle tra due bambini, in maniera equa. Quante ne toccano a ciascuno?”

“Nove caramelle e una ne resta in avanzo!”; “La mangi tu maestro?”; “Secondo me non la può mangiare il maestro: se dobbiamo dividere per due, dobbiamo fare la metà precisa, quindi dobbiamo smezzare anche quella caramella e darla metà per ciascuno”; “In sostanza, maestro, dovresti dare 9 caramelle e mezzo a ogni bambino!”; “… che poi sarebbe come dire 9,5!”

I ragazzi hanno colto in pieno il concetto di divisione, comprendendo anche la parte decimale.

“Immaginiamo di dover impostare la divisione 37 diviso due … mettiamo in colonna come già sappiamo fare lasciando, eventualmente, un quadretto tra dividendo e linea di divisione … il due nel tre sta una volta col resto di uno … il due nel 17 sta 8 volte col resto di uno … abbiamo ottenuto, come risultato, 18 con i resto di uno … per dividere quell’unità rimasta dobbiamo trasformare il 37 in 37,0 … “

“E’ la stessa cosa, maestro: si può fare!”

“Bene … a questo punto, posso abbassare lo zero dei decimi e ottenere, con l’unità di prima 10 decimi … mettiamo la virgola nel risultato e vediamo quante volte il 2 è contenuto nei 10 decimi …”

“Ci sta 5 volte … 5 decimi … quindi fa 18, 5 invece di 18 col resto di uno!”

A ciascuno il suo metodo!

k0253427“A questo punto dell’anno scolastico, ragazzi, mi pare che abbiate acquisito piena competenza nello sviluppo delle divisioni a due cifre utilizzando il metodo, un po’ lungo, ma sicuro, che abbiamo soprannominato della ‘tabellina del divisore’”.

Questa mattina ho presentato ai ragazzi di classe quarta un secondo metodo per sviluppare l’algoritmo di calcolo della divisione con il divisore a due cifre. Per alcuni mesi ho proposto un primo metodo che prevedeva un meccanismo di calcolo basato sullo sviluppo preventivo della tabellina del divisore: in questo modo i ragazzi si sono sentiti sicuri di poter raggiungere un risultato corretto. In alcuni casi, i ragazzi si sono creati, autonomamente, un quadernino delle tabelline che ho lasciato loro consultare per velocizzare le operazioni di calcolo. Oggi ho ritenuto possibile, quindi, introdurre un secondo meccanismo, più complesso, ma veloce, che potrà essere utilizzato da chi vorrà.

“Questo sistema di calcolo vi permetterà di fare divisioni basandosi sulle tabelline semplici ad una cifra. Si tratta, sostanzialmente, di verificare quante volte è contenuta la decina e l’unità nel dividendo. Per essere più chiari: per fare 78 diviso 24 devo, anzitutto vedere quante volte le due decine del divisore stanno nelle sette decine del dividendo …”

“Facile, maestro: ci sta 3 volte col resto di uno!”

“Bene: resta, di avanzo, una decina … a questo punto devo verificare se anche le quattro unità del divisore sono contenute tre volte nelle 8 unità più la decina rimasta dalla prima operazione … il 4 sta almeno 3 volte nel 18?”

“Sì, maestro! Ci sta addirittura 4 volte!”

“Perfetto, potrò quindi scrivere al quoziente il numero tre, dopo di ché continuerò a calcolare i resti parziali come nel metodo che già conoscete!”

“Spettacolo! A raccontarla sembra lunga, ma a farla si finisce in un attimo!”

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