Musica a scuola tra relax ed emozioni

????????????????????????????Come, spesso, ho avuto modo di raccontare, la musica, rappresenta, per il mio stile educativo, un mezzo di comunicazione ed espressione, oltre che di accompagnamento al lavoro della classe.

La musica aiuta a mantenere l’attenzione durante il lavoro individuale: durante le esercitazioni, le verifiche, l’elaborazione di un disegno, preferisco riempire il silenzio con della musica. Questa condizione favorisce la concentrazione e, di fatto, elimina quel tipico brusio di fondo dei bambini e dei ragazzi che parlano. Riprodurre musica in classe è, evidentemente, un’opzione alla portata di tutti; sono sufficienti semplici audiocassette, cd, playlist su ipod o su pc. Io sono solito ricercare i brani su youtube, che rappresenta una finestra sul mondo ed un’opportunità per ascoltare generi e melodie più adeguate alla situazione. Chiaramente è preferibile fare ascoltare brani strumentali o, eventualmente, in lingua straniera, meglio ancora se sconosciuti: questo eviterà che i bambini possano concentrarsi sul testo o sulla melodia nota. Alle volte, quando voglio gestire in modo dinamico l’accompagnamento musicale, suono con la chitarra improvvisando arie con l’obiettivo di favorire armonie che evochino serenità.

Ma la musica può essere di enorme aiuto per favorire il riconoscimento delle emozioni e la valorizzazione dei sentimenti e degli stati d’animo dei bambini. Mia moglie Rosy, quando tiene i suoi corsi formativi agli insegnanti ( www.ombelicoarezzo.wordpress.com ), propone, tra le varie tecniche, l’ascolto di brani che si collocano in quattro ambiti emotivi. Si delineano, quindi, sulla base di questa classificazione la rabbia (emozione tensiva negativa), la gioia (emozione tensiva positiva), la tristezza (emozione distensiva negativa) e la serenità (emozione distensiva positiva), che rappresentano i vertici delle principali emozioni. Fare ascoltare un brano ascrivibile ad uno dei quattro ambiti e ascoltare le sensazioni evocate nei bambini attraverso il racconto, il disegno o altra forma espressiva, come il movimento, rappresenta una proposta educativa ad un bisogno che tutti i bambini hanno, ovvero, saper riconoscere e accettare le proprie emozioni. Anche in questo caso, spesso, mi faccio aiutare dalla mia chitarra per riprodurre arie di diversa tensione: in classe prima vengono fuori racconti immaginari fantastici. In questo caso, allora, fantasia ed emozione si incontrano, generando creatività e libertà.

“Maestro, io ho immaginato di essere in un prato fiorito, stavo proprio bene a cogliere i papaveri e farne un mazzolino … poi, però, quando la musica è cambiata, ha iniziato a soffiare il vento e fare freddo, allora mi sono allontanata … allora sono montata su un cavallo ed ho corso veloce veloce … alla fine ero felice!”

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La corona è come un occhiolino: ma di chi stiamo parlando?

NoteQuesta mattina, in classe quinta, ho completato la presentazione del valore delle note musicali: avevamo già lavorato, anche alla LIM, giocando con la semibreve, la minima, la semiminima e la croma; oggi abbiamo completato, con successo, il quadro delle figure di riferimento della durata.

“Visto che avete perfettamente appreso l’uso delle quattro figure, oggi impareremo a conoscere le altre tre note: semicroma, biscroma e semibiscroma, che valgono, rispettivamente, un sedicesimo, un trentaduesimo ed un sessantaquattresimo …”

“Maestro, ma è impossibile suonare le note così velocemente!”

“Infatti noi non ci lavoreremo con il flauto, ma è importante che sappiate che esistono anche questi valori … inoltre, anche se non frequenti, possiamo ascoltare successioni di note velocissime: basta, ad esempio suonare i tasti bianchi del pianoforte velocemente da una parte all’altra …”

A questo punto abbiamo lavorato sulle pause, partendo dall’ascolto di due brani, che ho suonato con il flauto: uno privo di pause, uno con molti momenti di silenzio. E’ importante comprendere il significato del silenzio nella musica, perché l’arricchisce di momenti di riposo e di attesa.

“Poiché, come vedete, la pausa da quattro quarti è molto simile a quella da due quarti, essendo, entrambi, dei rettangolini attaccati ad un rigo del pentagramma, vi suggerisco un semplice gioco mnemonico: la pausa da 4/4, essendo più lunga e, quindi, più ‘pesante’, cade verso il basso, attaccata, come un fazzoletto bagnato ad asciugare, al quarto rigo … la pausa da 2/4, invece, più leggera dell’altra, sta tranquillamente in equilibrio sopra il terzo rigo …”

“Divertente, maestro, è come il denominatore: essendo una parola più lunga di ‘numeratore’ sta in basso perché è più ‘pesante’!”

Sono riuscito anche a presentare il punto, come segno musicale che aumenta della metà la nota che lo precede.

“Maestro, ma se volessi disegnare una nota da cinque ottavi come potrei fare? Con il punto posso fare solo sei ottavi …”

Questa osservazione ci ha permesso di presentare anche la legatura di valore, che ha aperto ai ragazzi le infinite possibilità di combinazioni di durata e composizione frazionaria della musica.

“Maestro, poi so che esiste anche la corona, una specie di occhiolino messo sopra una nota che la fa durare quanto si vuole!”

Devo riconoscere, nuovamente, che la musica mi sta aiutando notevolmente a rinforzare il concetto di frazione e di somma di frazioni.

Musicisti in erba

LEZIONI-DI-PIANO501.gif“Questa mattina, ragazzi, lavoreremo alla LIM cercando di inventare piccoli brani musicali”.

Dopo aver lavorato sulla lettura musicale e sul solfeggio ritmico, ho voluto proporre ai ragazzi la produzione di piccole melodie utilizzando un semplice programma con un emulatore di pianoforte che permette la selezione della durata delle note e delle pause, oltre alla scelta dell’altezza suonando direttamente la tastiera.

“Adesso, uno alla volta, dovrete comporre una breve musica composta di quattro battute di quattro quarti … mi raccomando di tenere a mente il valore della minima, della semiminima, della croma e anche della semibreve …”

“Posso cominciare io, maestro?”

Il primo ragazzo si è, quindi, posto di fronte alla lavagna interattiva ed ha iniziato a suonare alcune note, alternando i valori di un quarto e due quarti, poi ha selezionato la croma ed ha ‘suonato’ otto note differenti, ha quindi alternato altre varianti di altezza e durata.

“Adesso, se credi di aver finito, con la penna digitale traccia le linee di battuta, in modo da poter verificare se hai contato correttamente i valori delle frazioni”.

“Dunque, maestro, nella prima battuta ho un quarto più un quarto più due quarti … nella seconda battuta ho otto note della durata di un ottavo ciascuna … poi ho scritto una nota da un quarto, una da due quarti e due da un ottavo … infine tre note da un ottavo, una da un quarto e una da due quarti …”

“Attento!, nella quarta battuta manca un ottavo!”; “Puoi metterlo anche alla fine, dovrebbe essere lo stesso!”

E’ stato divertente ascoltare le produzioni che sono venute fuori dall’esercizio.

“Maestro, che spettacolo! Giovanni Allevi, a noi ci fa un baffo!”

Etichetta discografica “Classe prima”

-clef--n-mic,-song-4-Deutschland-(3c)“Bambini, che ne pensate se facciamo un disco tutto cantato da noi?”

“Siiiii!!!!”

Da qualche giorno, in classe prima, stiamo provando alcune canzoni che, nel corso dei mesi abbiamo incontrato nelle nostre attività: “Il bruco”, che è stata la canzone dell’accoglienza, all’inizio dell’anno scolastico, “Quattro Pirati” (https://maestrocristiano.wordpress.com/2012/10/09/quattro-pirati-un-bans-scarica-tensione/ ), un bans particolarmente coinvolgente, che ci ha permesso di giocare e muoverci, nei momenti di stanchezza, “A E I O U, cerca un amico anche tu”, una canzone sulle vocali declinata sull’amicizia interculturale, “A come armatura”, divertente e famoso componimento che gioca con le lettere dell’alfabeto.

“Stamattina, bambini, proveremo a registrare la canzone dell’alfabeto!”

Per registrare ad una qualità decente non sono necessari particolari tecnologie: è sufficiente uno smartphone  o un tablet con, installato, un software per la registrazione che permetta memorizzazioni ad almeno 128 kbps (kilobyte per secondo).

“Prima di registrare, bambini, facciamo una prova di intonazione, per sentire chi, tra voi, ha la fortuna di essere più intonato degli altri”.

Saper cantare ed essere intonati è una caratteristica naturale che può, sicuramente, essere perfezionata, ma che parte, comunque, da una presenza, o meno, di una capacità che è innata. Non è facile gestire queste differenziazioni, che potrebbero generare, nei bambini,  frustrazione o presunzione di competenza. Nel nostro caso abbiamo stabilito di metter più vicine al microfono dello smartphone tre bambine particolarmente intonate e, subito dietro, tutti gli altri. In questo modo tutti i bambini saranno, comunque, presenti nella registrazione, ma la canzone risulterà, inevitabilmente, coralmente più intonata.

“Io vi accompagnerò con la chitarra, bambini, ma la voce dovrete metterla voi. Mi raccomando di non urlare troppo e di cantare tutti allo stesso ritmo e velocità … pronti … registrazione ….”.

Al termine della canzone abbiamo ascoltato il lavoro e tutti noi siamo stati piacevolmente sorpresi della qualità: la chitarra era al volume giusto, si sentiva bene e chiaramente la melodia, guidata dalle tre ‘soliste’, ma era possibile udire, distintamente, le voci di tutti gli altri bambini.

Oggi impariamo a costuire uno shaker ed un guiro!

guiroQuesta mattina, dopo aver giocato con le claves e i legnetti sonori realizzati dai ragazzi, riproducendo insieme e singolarmente le sequenze ritmiche che avevo presentato, ho proposto due nuovi strumenti.

“Oggi vi propongo due strumenti molto usati nell’area caraibica, a Cuba in particolare. Il primo è lo  shaker, molto simile alle maracas: è un barattolo con, all’interno una certa quantità di materiale minuto”.

“Si può usare il riso, maestro!”; “Oppure il sale grosso”; “I piselli o i fagioli secchi!”; “Con la sabbia forse viene più morbido il suono”; “Io uso i chicchi di caffè, così si sente anche il profumo, mentre si suona!”.

Per semplificare la costruzione ho consigliato di usare un doppio barattolo o un doppio bicchiere di plastica rigida, in modo che questo possa essere unito con del nastro adesivo, meglio se da elettricista. Sarà divertente, la prossima volta, ascoltare i diversi suoni prodotti dalla combinazione dei materiali del contenitore e del contenuto.

“Per realizzare il secondo strumento di oggi, che si chiama guiro, occorre una canna di bambù di 20 centimetri, meglio se di quelle grandi, del diametro superiore ai 5 centimetri”.

“Io, maestro, non ce l’ho!”

“Chi non dovesse reperire la canna di bambù, neppure quella piccola, può utilizzare un tubo di plastica da idraulico: sicuramente ne avete, a casa, da qualche parte. Comunque, oltre alla canna, o tubo, occorre una piccola bacchetta di legno, del tipo di quelle che si usano nella cucina orientale. Per terminare il lavoro è, infine, necessario tracciare dei piccoli solchi distanti 5 millimetri, per la lunghezza della canna. Strofinando la bacchetta sentirete un simpatico suono … vi faccio sentire qualcosa di simile con qualche oggetto che abbiamo in classe”.

Ho, quindi, con l’aiuto dei bambini, ‘suonato’ una vite, grazie alla sua leggera filettatura, una bottiglia di plastica, un cesto di vimini, un bicchierino di plastica e, addirittura, il muro. I ragazzi hanno capito come il ritmo nasca da tutto ciò che ci sta intorno.

Suniamo le claves e i legnetti sonori!

kidsIn classe quarta abbiamo, da alcuni giorni, iniziato a suonare alcuni strumenti a percussione  che abbiamo in dotazione a scuola. Per leggere e riprodurre le diverse combinazioni ritmiche ho introdotto, in un monogramma, la minima e la semiminima.

“Vi ricordate il punto e la linea che abbiamo utilizzato all’inizio dell’anno per descrivere le differenti durate dei suoni? Oggi trasformeremo questi simboli, che abbiamo inventato noi, con le note, così come sono state codificate e usate in tutto il mondo”.

Ho, quindi, introdotto i due disegni del valore di 2/4 e ¼ ed ho disegnato, sul monogramma (una semplice linea) una successione articolata delle due figure.

“Mi raccomando due cose, nel disegnare queste note: ‘infilzate’ bene il pallino, pieno o vuoto che sia, nel rigo … “

“Come una salsiccia nello spiedo, maestro!”

“Sì, come una salsiccia, infilatela bene a metà, che non cada nella brace! Inoltre, per non fare appiccicaticci, distanziate ogni nota di due quadretti”.

Dopo aver disegnato il primo ritmo lo abbiamo, anzitutto, cantato con le sillabe (tà-a e tà), poi lo abbiamo cantato e, contemporaneamente, suonato con un tamburo. Infine lo abbiamo suonato direttamente con il solo strumento.

“Adesso dobbiamo costruirci qualche strumento a percussione per esercitarci a casa: vi descriverò come realizzare dei legnetti, o claves, e dei legnetti sonori con dei piccoli cembalini. E’ necessario il vecchio bastone di una scopa, che dovrete tagliare a distanza di 20 centimetri. I legnetti sono due bastoncini cilindrici di 20 centimetri e con lo spessore di almeno 2 centimetri!”

“Possiamo usare anche un bastone squadrato, maestro?”

“No. Quello lo useremo, in alternativa al bastone della scopa, per il secondo strumento, per il quale sono necessari anche due grossi chiodi con capocchia ampia e 4 rondelle di metallo”.

Non vi dico quanto i ragazzi si sono entusiasmati per questa proposta di attività! Se volete saperne di più su come si costruiscono strumenti musicali semplici, seguitemi nei prossimi post oppure date un’occhiata nel sito di mia moglie (http://ombelicoarezzo.wordpress.com/2012/10/21/costruire-strumenti-musicali/ ) in cui potete trovare utili materiali scaricabili per realizzare utili e divertenti strumenti.

Finalmente suoniamo!

girl-fluteQuesta mattina, dopo aver lavorato, nelle settimane scorse, sulla lettura musicale, attraverso alcune, semplici, lezioni di teoria e solfeggio, abbiamo iniziato a suonare il flauto dolce.

“Finalmente, ragazzi, possiamo iniziare a suonare questo semplice, ma divertente, strumento a fiato. Come già vi ho detto, abbiamo scelto il flauto dolce perché è alla portata di tutti, dal punto di vista economico, è piccolo e facilmente trasportabile e non presenta particolari difficoltà esecutive”.

Nel corso dei miei 12 anni di insegnamento, mi sono spesso messo in discussione sull’opportunità dello strumento, domandandomi se anche altri avessero le medesime potenzialità didattiche. In realtà, escludendo le percussioni (che hanno un valore legato alla lettura ritmica della musica), tra gli strumenti a fiato e a corde, gli unici che, a mio avviso, riescono a garantire una semplicità di uso ed una efficacia nella relazione lettura-esecuzione, sono il flauto dolce, il pianoforte, lo xilofono e, in misura minore, la chitarra.

Gli strumenti ad ancia, legni e ottoni, necessitano di una capacità di esecuzione impossibile da realizzare nell’ambito della scuola primaria, così come è improponibile uno strumento ad arco, ma anche uno strumento a corda. La stessa chitarra presenta una combinazione di azioni sulla tastiera particolarmente complesse. Il pianoforte sarebbe, invece, lo strumento ottimale, con una chiara individuazione delle note e una diretta relazione tra percussione del tasto e la produzione del suono: peccato che il pianoforte sia un po’ troppo ingombrante e costoso! Quanto, infine, allo xilofono, se avesse un valore di acquisto ed una reperibilità maggiore, sarebbe, sicuramente, il miglior strumento per fare musica a scuola.

“… ci troviamo, ragazzi, a suonare, per la prima volta, il flauto dolce. Nelle settimane scorse abbiamo imparato a soffiare in modo omogeneo ed a leggere alcune brevi melodie con la voce. Oggi impareremo a produrre le note Si, LA e SOL. Con il pollice della mano sinistra chiudete il foro che sta sotto e, unitamente, coprite con il polpastrello dell’indice il primo foro che sta sopra”.

“Va bene così, maestro?”

“Tieni il flauto leggermente inclinato a 45° e, per sostenerlo meglio, appoggia il pollice e l’indice della mano destra a metà canna senza, però, chiudere i fori … prova tu, adesso, a suonare il SI“

“Ecco maestro …”; “Troppo forte, senti che distorce?”

“Per suonare bene la nota, dovete fare attenzione a due cose: soffiare in maniera costante ed adeguata, non troppo forte, e coprire bene, con il polpastrello, il foro, come se doveste tappare un buco in un gavettone: non deve uscire un goccio d’acqua!”

“Ecco, maestro, ora sento il foro con il polpastrello!”; “A me è rimasta l’impronta!”

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