Squadre e righelli … di sopravvivenza!

intro-disegnoNel corso della lezione di geometria di questa mattina ha voluto coinvolgere i ragazzi di quinta sull’uso consapevole degli strumenti da disegno. Ritengo, infatti, fondamentale, già a partire dalla prima elementare, l’utilizzo, da parte dei bambini, di righello e squadrette: oltre a permettere la costruzione di figure geometriche accurate, favorisce l’acquisizione di tecniche di manipolazione e motricità fine essenziali in età precoce.

“Quali sono, ragazzi, gli strumenti da disegno che avete in cartella?”

“Io ho un righello piccolo da astuccio di quindici centimetri…”; “Il mio righello è da trenta!”; “Poi abbiamo due squadre: quella a forma di triangolo isoscele, che è formata da un angolo di novanta e due da quarantacinque gradi e quella a forma di triangolo scaleno, con gli angoli di 30, 60 e 90 gradi!”; “Poi ci sarebbe il goniometro!”; “… è il compasso!”

“Perfetto: mi pare che abbiate elencato tutti i materiali necessari per realizzare forme geometriche di qualsiasi tipo. Alla scuola media dovrete tenere questi materiali con cura ed averli sempre a disposizione nelle ore in cui vi troverete a lavorare con il disegno geometrico”.

Poiché, però, spesso capita che qualcuno abbia dimenticato uno strumento, ho proposto ai ragazzi un gioco di logica e di ‘sopravvivenza’ che ha innescato una discussione particolarmente interessante e divertente.

“Immaginiamo, ragazzi, che il prossimo anno il professore di matematica vi chieda, come compito in classe, di disegnare dieci angoli indicandone la misura in maniera accurata. Immaginiamo che abbiate dimenticato a casa il goniometro: le alternative sono prendere un brutto voto o cercare altre soluzioni. Immaginiamo che sia vietato il prestito, altrimenti il gioco non funzionerebbe!”

A questo punto i ragazzi hanno fatto silenzio per alcuni secondi, poi, facendo mente locale ed elencando, mentalmente, gli strumenti disponibili, hanno iniziato a proporre le varie soluzioni.

“Se ho, comunque, le due squadre, posso disegnare un angolo di 90 gradi, di 30°, 45° e 60° …”; “Si potrebbe anche accoppiare l’angolo di 90 con quello di 45, ottenendo 135 gradi!”; “Posso fare 120 gradi con 90 e 30!”; “Anche 150 gradi: 90 e 60!”.

La discussione ha coinvolto attivamente tutti i ragazzi che hanno trovato una decina di soluzioni.

“Ma poi, volendo, maestro, potremmo sommare gli angoli che abbiamo trovato adesso e costruirne altri ancora con tantissime combinazioni!”; “Peccato che è comunque impossibile costruire angoli più piccoli di trenta gradi!”

“In realtà sarebbe possibile, mediante una sottrazione di ampiezze, ma vi faccio i complimenti per le soluzioni che avete trovato, che denotano uno straordinario senso di ragionamento!”

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Una mano gigante!

dr_global_3d_space_popupQuesta mattina, in classe prima, ci siamo divertiti a giocare con la prospettiva ed il rapporto tra distanza e grandezza.

“Dal disegno che potete osservare sul libro, bambini, secondo voi, rispetto al cane, la casa è vicina o lontana? E la palla? Le montagne?”

Come spesso accade, siamo partiti da una semplice attività proposta dal sussidiario per imparare i concetti dello spazio ‘vicino’ e ‘lontano’ per arrivare, poi, a giocare con la prospettiva.

“Cosa vi fa pensare che le montagne siano lontane? E la palla?”

“Sono lontane … perché … sono distanti!”; “E’ la stessa cosa, distanti e lontane! La palla è vicina al bambino perché è della grandezza giusta, mentre le montagne sono lontane perché … sono grandissime ma sembrano piccole …”

“Bravissima! Hai proprio ragione: provate a cercare nel disegno altri elementi che nella realtà sono grandi, ma che voi vedete disegnati piccoli o piccolissimi.”

“Il paese è lontano perché è piccolo ma è grande, in verità!”; “Il Sole è disegnato piccolo come un pallino, ma in realtà è più grande del mondo!”; “L’albero è vicino perché è alto più o meno il doppio del bambino, come nella realtà!”

A questo punto ho proposto ai bambini alcuni giochi di prospettiva per far comprendere appieno la relazione tra distanza e grandezza.

“Prendete una matita e tenetela, con le mani, alla massima distanza da voi stessi … tenetela in verticale … adesso copritevi un occhio e cercate di ‘appoggiare’ la matita alla base del muro … dove vedete arrivare la punta?”

“La mia matita ha la punta a metà lavagna…”; “Anche la mia!”; “La mia punta è un po’ più bassa…”

“Ottimo! Adesso avvicinate la matita al vostro viso e, quando siete distanti pochi centimetri fate lo stesso gioco: fate finta di ‘appoggiare’ la matita al pavimento…”

“Maestro: è altissima! E’ arrivata al soffitto!”; “Anche la mia adesso si è ingigantita!”

Per finire il gioco, ho proposto un’attività semplice, ma estremamente divertente: ho scattato delle foto tenendo il mio braccio e la mia mano in primo piano e inquadrando i bambini creando una prospettiva tale da farli sembrare dei nanetti afferrati dalla mano di un gigante. Poi abbiamo guardato insieme le foto.

“Ah ah! Maestro, sembra che mi strozzi!”; “In questa foto, invece, mi tieni la testa con il pollice e l’indice come se la testa fosse una biglia!”, “Maestro, per favore, mettici queste foto nella pennina, poi!”

E’ una questione di punti di vista!

auto gpl autorimessa“Chiudi gli occhi … cosa vedi?”

“Vedo i bambini della classe”

“… e adesso?” chiedo, spostandoci nel lato opposto.

“Adesso li vedo di dietro … mi danno le spalle”

“… adesso sali sulla sedia”.

“… ora li vedo dall’alto! Wow!”

Questo pomeriggio abbiamo introdotto il punto di vista: un aspetto concettuale fondamentale per poter rappresentare un ambiente, sia esso una stanza o un vasto territorio. E’ fondamentale, per un bambino, acquisire l’idea che l’oggetto non cambia se viene osservato da un punto diverso: dal davanti si potrà vedere il volto di una persona, di dietro si vedranno le spalle e la nuca, di fianco il profilo. E dall’alto?

“Come si fa maestro, a vedere dall’alto? Bisognerebbe volare in cima alla stanza!”

“Facciamo così: vi farò una fotografia dall’alto: mi metterò sopra un banco  e scatterò una foto a ciascuno di voi!”

Ho, quindi, scattato alcune fotografie, ponendo la fotocamera almeno un  metro sopra ciascun bambino.

”Ecco, guardate le immagini!”

“Maestro: si vedono solo i capelli!”; “Anche un po’ di spalle …”; “I bambini si riconoscono appena, solo grazie al colore dei capelli …”; “… e un pochino grazie al vestito, perché si vedono le spalle!”

A questo punto, ho proposto ai bambini una scheda con le immagini di un’automobile fotografata in diverse posizioni: dall’alto, dal davanti, di dietro, di fianco e dal basso.

“Avete mai visto un’auto dal basso?”

“No, maestro: si vedono le ruote!”; “Io ho visto una macchina alzata in alto da un meccanico!”; “E’ vero! Si vede il tubo di scappamento e altre cose che non so a cosa possano servire!”

“Benissimo, bambini: a voi ho fatto le foto da tutti i punti di vista tranne che dal basso …”

“Però, maestro, se ci fosse un vetro infrangibile e ci si camminasse sopra, potresti fare anche a noi una foto dal basso!”; “… e ci fotograferesti le suole delle scarpe! Ah ah!”